Il tronco con i chiodi, Senza titolo, del 1958, Senza titolo (Ritratto con ali rosso) del 2000 e una scultura del 1963, il Si/No , il positivo/negativo, opposte facce di un’unica identità: queste le opere allestite all’ingresso della prima sala della Calcografia, come ad anticiparci l’intero percorso della mostra. Non direi un’antologica, ma un racconto della vicenda artistica di Mario Ceroli. Un’esposizione che non ha la monumentalità di una retrospettiva, ma è un viaggio nella creatività di un artista che ci presenta anche opere recenti, quasi fossero un’anteprima di futuri lavori, spunti per future elaborazioni.
Questa mostra vuole soprattutto presentare, però, un aspetto dell’arte di Ceroli forse meno conosciuto rispetto alle sue sculture in legno, le sue sagome, il suo tipo bidimensionale e di profilo di cui molti dei disegni esposti sono il negativo.
Come i maestri del Rinascimento, infatti, Ceroli
I disegni, bidimensionali o di una tridimensionalità resa dal sovrapporsi dei diversi elementi cartacei o dei diversi materiali, come ne L’Avaro, o dal tratto veloce del carbone e della grafite, com’è per Le Talebane, rivestono le pareti delle sale ed incorniciano le sculture disposte a terra.
Diverso è lo scenario che si apre nel Palazzo Fontana di Trevi.
Nella grande sala al primo piano, La rissa, scultura in legni policromi, sembra quasi vivere su di un palco. I vari personaggi, di cui si percepisce il moto, il trasporto corale, sono abbracciati dai fogli di Un anno d’amore e dal Quinto Stato, quasi come dal fondale di una scenografia.
L’allestimento, dalla forte teatralità, non può che far pensare al legame che ha unito, da sempre, l’artista ed il teatro, sotto il segno di una passione che lo ha portato a creare proprio le scene di diversi spettacoli.
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