La poetica degli affetti è quella seicentesca; l’autore – il centese Giovan Francesco Barbieri detto Il Guercino (1591-1666)– è uno dei protagonisti indiscussi dell’arte barocca. I capolavori sono 100 dipinti provenienti dalle maggiori istituzioni museali e collezioni italiane e straniere; in maggior parte originali del Maestro e tutti di altissima qualità. Tanta dovizia non è un caso, visto che la mostra è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano e dalla Regione Lazio: un biglietto da visita di tutto rispetto per un progetto che, già presentato con il dovuto clamore a Palazzo Reale a Milano, non ha avuto –ed è un atto quantomeno curioso- la stessa risonanza per la trasferta romana.
Nel percorso espositivo alcune tra le opere più belle del pittore e del suo entourage sono divise in sei sezioni. Nei Precedenti sono raccolte le opere degli artisti che hanno anticipato il Guercino nella rivoluzione barocca, tra i quali vengono annoverati i Carracci, lo Scarsellino, Barocci e Domenichino. Gli affetti domestici sono rappresentati da una raccolta di opere che ruotano appunto intorno al tema familiare, al colloquio amoroso della Madonna con il bambino espresso secondo i canoni moraleggianti dell’epoca (Madonna della pappa, 1615 c.). Seguono Il sentimento del luogo, con paesaggi seicenteschi definiti addirittura protoromantici e L’intima platea dove i santi o i personaggi ritratti si rivolgono allo spettatore con la teatralità e il pathos caratteristici dell’arte barocca (uno per tutti la superba Cleopatra, 1637-1639). Le opere più belle sono forse quelle esposte ne I recitativi e ne La scena aperta.
Nella prima sezione le tele di soggetto storico, mitologico o allegorico rivelano il taglio teatrale e i protagonisti diventano veri e propri attori alle prese con una parte da interpretare (Venere, Marte e Cupido, 1633). L’ultima ripartizione ci offre i dipinti narrativi che trattano i temi biblici o epici in un contesto artefatto, in una rappresentazione scenica che considera i paesaggi delle semplici quinte teatrali adeguate al coinvolgimento emotivo dello spettatore. Ed in questo il Guercino si dimostra un vero e proprio maestro (San Sebastiano curato da Irene, 1619).
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