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fino al 30.VI.2004 | Guercino. Poesia e sentimento nella pittura del ‘600 | Roma, Stazione Termini

di - 4 Marzo 2004

La poetica degli affetti è quella seicentesca; l’autore – il centese Giovan Francesco Barbieri detto Il Guercino (1591-1666)– è uno dei protagonisti indiscussi dell’arte barocca. I capolavori sono 100 dipinti provenienti dalle maggiori istituzioni museali e collezioni italiane e straniere; in maggior parte originali del Maestro e tutti di altissima qualità. Tanta dovizia non è un caso, visto che la mostra è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano e dalla Regione Lazio: un biglietto da visita di tutto rispetto per un progetto che, già presentato con il dovuto clamore a Palazzo Reale a Milano, non ha avuto –ed è un atto quantomeno curioso- la stessa risonanza per la trasferta romana.
Nel percorso espositivo alcune tra le opere più belle del pittore e del suo entourage sono divise in sei sezioni. Nei Precedenti sono raccolte le opere degli artisti che hanno anticipato il Guercino nella rivoluzione barocca, tra i quali vengono annoverati i Carracci, lo Scarsellino, Barocci e Domenichino. Gli affetti domestici sono rappresentati da una raccolta di opere che ruotano appunto intorno al tema familiare, al colloquio amoroso della Madonna con il bambino espresso secondo i canoni moraleggianti dell’epoca (Madonna della pappa, 1615 c.). Seguono Il sentimento del luogo, con paesaggi seicenteschi definiti addirittura protoromantici e L’intima platea dove i santi o i personaggi ritratti si rivolgono allo spettatore con la teatralità e il pathos caratteristici dell’arte barocca (uno per tutti la superba Cleopatra, 1637-1639). Le opere più belle sono forse quelle esposte ne I recitativi e ne La scena aperta.
Nella prima sezione le tele di soggetto storico, mitologico o allegorico rivelano il taglio teatrale e i protagonisti diventano veri e propri attori alle prese con una parte da interpretare (Venere, Marte e Cupido, 1633). L’ultima ripartizione ci offre i dipinti narrativi che trattano i temi biblici o epici in un contesto artefatto, in una rappresentazione scenica che considera i paesaggi delle semplici quinte teatrali adeguate al coinvolgimento emotivo dello spettatore. Ed in questo il Guercino si dimostra un vero e proprio maestro (San Sebastiano curato da Irene, 1619).
Gli ingredienti per una mostra di alto livello ci sono tutti ed è un peccato che ci si disorienti presto nel confronto con dei fattori definibili infausti. La collocazione atipica al Binario 24 sarebbe trascurabile (l’effetto estraniante possiede pure un suo fascino) ma l’allestimento più che minimalista e le scarne didascalie non lasciano scampo. Senza la preziosa audioguida (5 Euro, please!) ci si perde presto nella selva oscura dell’incertezza: neanche una accenno alla figura del Guercino – chi è mai costui? – mentre le indicazioni che si offrono al visitatore sono perfettamente in linea col tono sentimentale dell’artista – lo sguardo commosso del Barbieri quasi ci contagia mentre ci impegniamo nella lettura dei pannelli esplicativi… Capolavori inestimabili e imperdibili per gli intenditori del Maestro, ma assolutamente bisognosi del poco poetico supporto dell’audioguida.

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cristina del ferraro
mostra visitata il 20 febbraio 2004


Guercino, poesia e sentimento nella pittura del Seicento
Roma, Stazione Termini, Binario 24, 0644252170, ingresso intero 9 euro, ridotto 7,50 euro, tutti i gg 10-20, catalogo De Agostini in mostra 35 euro in libreria 50 euro


[exibart]

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