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Fino al 30.VI.2017 | Alessandro Valeri. Una sola possibilità | MACRO, Roma

di - 9 Giugno 2017
Siamo nel foyer del Macro di via Nizza. In un suo andito è ospitata l’installazione di Alessandro Valeri dal titolo “Una sola possibilità”. A un visitatore distratto potrebbe passare inosservata. Siamo, infatti, di fronte a un’indagine e a una ricerca artistica che “sussurra” impegno politico, sociale e civile. Senza inseguire effetti deflagranti. Inutili detonazioni. L’interpretazione della realtà contemporanea per Valeri passa per una meditazione quasi metabolica. È il tempo lento che ne scandisce la riflessione. Con piccoli gesti. Suggestioni poetiche. La sua è una mediazione “dolce” che accompagna lo spettatore. Un’altra via possibile in quella Babilonia schizofrenica dell’arte contemporanea, da Documenta 14 a Kassel a Damien Hirst a Venezia, dall’indagine e ricerca purista che arriva a ricalcare o doppiare la cronaca, all’intrattenimento visivo nell’apoteosi del decorativismo. Altre vie percorribili ci sono. Per fortuna, viene da aggiungere. Non meno efficaci. Sicuramente non meno innovative. Più rare, però. Perché fuori “dei cori” dell’opulenza mainstream. E una di queste attende ogni spettatore al Macro di via Nizza. Ed è stata congegnata da Valeri. Mi riferisco al suo percorso inscenato con migliaia e migliaia di matite spezzate. Un’opera calpestabile e installativa Senza Titolo (2017) che, per il suo compimento concettuale, richiede appunto la prova ordalica del passaggio del pubblico. Molti si sono cimentati, grandi e piccoli. Certo, il primo impatto è da gioco di abilità, cercando di mantenere l’equilibrio su un tappeto di matite tonde sfuggente e insidioso. Mentre i legnetti stridono e rimangono schiacciati dal peso dei passanti. In realtà dovrebbe venire da barcollare proprio alla fine del percorso. Quando il rito è compiuto. È qui che il medium coincide con gran parte del messaggio. Non a caso le matite. Sono quelle dei bambini, del tempo del gioco, dell’infanzia. Ma qui sono infrante, come molte speranze e aspettative nel percorso di vita di ogni individuo. Non senza lo spazio per la ribellione. E della possibilità. Che si accende ed esplode in questo letto di mine, legnetti e schegge. L’artista romano, infatti, non concede nulla a un facile disfattismo, a un qualunquismo etico o a un nichilismo di chance.
E fornisce al visitatore, nell’attraversare queste acque da Mar Rosso, un Mosè a cui guardare. È un suo video che si staglia in fondo al percorso. E che ci catapulta al di fuori degli spazi del Macro. A Tzippori (in greco antico Sepphoris) in Galilea, vicino a Nazareth. È qui che, all’interno di un moshav ebraico, in una zona del paese prevalentemente abitata da arabi musulmani, un piccolissimo gruppo di suore dell’Ordine delle Figlie di Sant’Anna gestisce, con operatori cristiani, ebrei e musulmani, un orfanotrofio che accoglie bambini senza fare alcuna distinzione di etnia o religione e senza propensione all’evangelizzazione. Qui è stato girato da Valeri il video dal titolo SEPPHORIS (2015, 18’), con la sua storia meravigliosa di bambini affrancati grazie alla pratica del disegno e della creatività, e fatta di accoglimento e rispetto dell’altro da sé. Ecco la possibilità. Anche fosse una sola possibilità che qualcosa possa cambiare. La possibilità che passa anche attraverso l’arte e la creatività. Una persona alla volta. La stessa che si cimenta sul tappeto di Valeri, a patto che si senta toccata dall’opera. E se l’opera riesce a toccarla, la persona cambia, perché entra in contatto con un modo nuovo di pensare. L’arte crea modelli che lentamente si diffondono, prima come un rivolo, poi come un fiume in piena (a cui rimanda, con una sensibilità quasi pittorica, lo stesso tappeto di matite di Valeri).
Il messaggio dell’artista romano continua così a caricarsi, giorno dopo giorno, di un voltaggio diverso. Più intenso. La corrente è il rischio di omologazione a cui la globalizzazione, i suoi modelli fake trasmessi no stop sui social, espone i più piccoli, gli adulti di domani. Con la conseguenza di trasformare delle opere d’arte uniche senza sovrastrutture, quali sono i bambini, in pecore da gregge. Questo spunto di riflessione è corroborato dalla scultura dal titolo emblematico Dove finisce il dissenso (2017) con circa 80.000 spezzoni di matite questa volta inscatolate e poste da Valeri in prossimità del suo tappeto. Certo, quest’opera sembra restringere il vaglio delle possibilità. Ma l’artista romano come toglie, così aggiunge. E lo fa con il terzo elemento della sua installazione al Macro Universal Keyboard (2016). Si tratta di un neon fatto di parole emblematiche – life milk dead – che accompagnano nel cuore di questo complesso e stratificato progetto artistico. A ricordare che il ciclo della vita è sempre a rischio, eternamente sospeso tra nascita e morte. Una dinamica primordiale, ancestrale, che ha accompagnato la perpetuazione della specie umana, che si è evoluta, in un processo spesso intermittente perché prodotto proprio da quella possibilità. Imprevista, imprevedibile. Ma essenziale. Per sparigliare le carte del destino per alcuni, della provvidenza per gli altri. E delle stesse trappole ordite dagli uomini contro la loro stessa sopravvivenza. E a questa possibilità, e ai suoi demiurgici effetti, dobbiamo credere ancora. Oggi più che mai. Fosse anche una sola possibilità, come recita il titolo della mostra.

Cesare Biasini Selvaggi
mostra visitata il 24 maggio
Dal 5 maggio al 30 giugno 2017
Alessandro Valeri. Una sola possibilità
MACRO
Via Nizza 138, Roma
Orari: da martedì a domenica ore 10.30-19.30. Chiuso lunedì
Info: 060608 – www.museomacro.org

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