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Fino al 30.VI.2019 | Il corpo della voce | Palazzo delle Esposizioni, Roma

di - 15 Aprile 2019
Mostra coraggiosa e interessante quella che anima il secondo piano del Palazzo delle Esposizioni di Roma. Una mostra che pone il focus sulla “voce” sdoganandola dal mero e classico legame con il linguaggio e la comunicazione indagandone la sua vera identità in termini di suono, di senso e di emozione. I protagonisti sono tre artisti che hanno fatto della loro vocalità un vero e proprio tratto distintivo, ovvero: la cantante mezzosoprano Cathy Berberian (1925-1983), l’attore e regista Carmelo Bene (1937-2002) e il musicista e cantante di origini greche Demetrio Stratos (1945-1979). Quando dico “mostra coraggiosa” mi riferisco alla tematica, all’allestimento e alla fruizione. Sono dell’idea che l’attento e sapiente lavoro delle curatrici abbia dato solidità al particolare soggetto d’indagine, capace di essere assaporato in ogni minimo particolare dal pubblico. Riprenderei le parole enunciate da Francesca Rachele Oppedisano (curatrice) durante la conferenza stampa: “Mostrare l’immateriale costituisce sempre un problema. Un problema valicabile nel momento in cui già dal titolo Il corpo della voce si restituisce un dato di sintesi fondamentale dal punto di vista concettuale (…)”; ebbene questa immaterialità è resa tangibile “grazie ad un allestimento ben calibrato” come sottolineato da Anna Cestelli Guidi (curatrice). Le opere, più di 120, tra foto, video, materiali di repertorio, partiture originali, corrispondenze e documenti donano una panoramica ampia e dettagliata dell’evoluzione della voce e della sua relazione con le prime sperimentazioni tecnologiche, senza eclissare le peculiarità intrinseche dei personaggi protagonisti.
Demetrio Stratos, da Le bocche, sequenza di 6 foto, Milano, 1977 Foto Silvia Lelli. Lelli e Masotti Archivio. Courtesy 29 ARTS IN PROGRESS gallery © Silvia Lelli
La mostra si apre con “due padri nobili”, come annunciato dalla Oppedisano, il primo è Samuel Beckett e la sua bocca che si può ammirare all’ingresso della mostra. Un incipit di un luogo in cui il linguaggio, la parola “s’infrange contro il muro della comunicazione per prendere un significato altro”. L’altro padre nobile è Antoin Artaud con il poema radiofonico Pour en finir avec le jugement de Dieu (1947) determinante nel superamento della parola come mero atto comunicativo. Quest’ultimo ci riconduce a Demetrio Stratos, alla sua ricerca nelle capacità vocali che lo porterà all’incontro con il compositore avanguardista John Cage (1912-1992), il quale rivoluzionò il concetto di musica andando oltre la tradizione. Stratos segue Cage e nello stesso tempo porta avanti la sua ricerca scientifica per indagare le potenzialità della propria voce collaborando nel 1976 con il Centro Studi per le ricerche di fonetica del CNR di Padova. A far da cornice a questo aspetto scientifico ci sono le foto di Silvia Lelli che immortalano le smorfie della bocca di Stratos. Passiamo poi all’anticonvenzionale cantante Cathy Berberian considerata una delle maggiori interpreti della musica contemporanea. Quest’ultima inizia a sperimentare i mezzi tecnologici durante gli anni ’50 restituendo alla vocalità una propria autonomia, portandola altrove e concretizzandola in pura emozione. Un carismatico personaggio che ha aperto collaborazioni con Umberto Eco e il pittore Eugenio Carmi sviluppando Stripsody sulla base dell’elaborazione della popular culture. La mostra si conclude con Carmelo Bene ed il suo teatro. Un teatro fatto di suoni che amplificano l’intensità dell’azione e dell’atmosfera sulla base di indagini condotte sull’amplificazione e sulla restituzione del suono, trasformando i teatri stessi in enormi cavità orali. Negli anni ‘60 la voce acquista sempre più spessore e così Bene si consacra come “macchina attoriale” portando la voce a farsi “puro ascolto”.
Il corpo della voce si trova in linea (per tematica ed esperienza) con la mostra sulla poesia sonora La Voix Liberée inaugurata al Palais de Tokyo di Parigi il 22 marzo scorso. Protagoniste sono tutte le sperimentazioni sulla fonetica avvenute nel primo Novecento e, tra gli artisti, anche lo stesso Demetrio Stratos.  La mostra è curata da Eric Mangion e Patrizio Peterlini. “Una mostra che non ha elementi di documentazione ma solo sonori poiché concepita come un punto di emissione, unica fonte sonora (…)” afferma Peterlini durante la conferenza stampa. La liaison tra il museo capitolino e quello parigino sarà resa concreta il 27 Aprile quando al Palais de Tokyo verranno messe in atto sei performance sonore che saranno trasmesse in diretta – tramite il ponte RAM Radioartemobile – a Palazzo delle Esposizioni durante la mostra “Il corpo della voce”.
Valentina Muzi
Mostra visitata lunedì 8 Aprile 2019
Dal 9 Aprile al 30 Giugno
Il corpo della voce
Palazzo delle Esposizioni
via Nazionale 194, 00184 Roma
Info: tel. 06 696271 / 06 489411

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