La personale di Anselm Reyle sembra articolarsi sulla commistione di più livelli di lettura: richiama lo spettatore dalla strada ed asseconda la dialettica tra interno ed esterno propria dello spazio espositivo con una poetica fatta di oggetti consunti, ridipinti con colori innaturali, cui si affiancano gli interventi pittorici sulle pareti.
La ruota posta fuori della galleria ed il disegno lungo il corridoio – opere immediatamente visibili da fuori – tendono a superare la linea di confine tra ambienti
La stessa dialettica si ripete in un secondo tempo nella sala espositiva più grande dove una delle finestre è aperta sul giardino in cui campeggia un ready-made a forma di croce che rimanda istintivamente al tema dell’hortus conclusus. Il ciclo s’innesta in un dialogo tra spazi in cui l’artista fa convivere stati razionali ed irrazionali. Già nel dipinto che accompagna lo spettatore come una specie di indicazione direzionale è visibile il contrasto tra una pennellata istintiva e gestuale, che lascia il segno in campiture sbavate e sgocciolanti, e la griglia geometrica su cui il disegno si costruisce. La trasfigurazione percettiva dello spazio è operata dagli interventi pittorici sulle pareti e ritrova una misura più classica nelle tele dove è libero lo sfogo irrazionale e psichedelico. Superato il confine canonico dello spazio pittorico, Anselm Reyle ci si richiude nuovamente e nella superficie della tela accosta colori ed elementi che ricordano una assoldata pratica artistica. Tradizione che il giovane tedesco chiama in causa anche con gli altri ready-made: oltre infatti alla ruota ed alla croce Reyle presenta un macchinario contadino che – con la stesura uniforme di colore innaturale – ritrova una nuova funzionalità, non pratica ma artistica, giocando con la poetica dell’usura e dello scorrere del tempo.
Ne consegue una dialettica tra organico ed inorganico suggerita dalla commistione di elementi appartenenti a mondi differenti, e se una parete è interamente occupata dal grande legno di ricordo informale e materico,
Gli elementi così trasfigurati associano ad un vissuto consunto e logoro – e comunque carico di significati – richiami più specificatamente industriali. Una logica dialetticamente articolata della mostra che rispecchia l’espressività multiforme di Reyle.
articoli correlati
il ritorno dei giganti: pittori in Germania tra il 1975 e il 1986
l’Espressionismo, presenze della pittura in Germania 1900 – 2000
Biennale di Venezia 2000: il padiglione tedesco
Joseph Beuys, Difesa della natura
nuovi spazi, ecco ROMAROMAROMA: joint venture tra Franco Noero, Gavin Brown e Tony Webster
matilde martinetti
mostra vista il 6.XI.2002
Lo scenario della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran si allarga agli altri Paesi del Golfo, portando alla chiusura…
Nei Giardini della Reggia di Venaria tornano i ciliegi in fiore: è il tempo dell’hanami, con un programma di aperture…
Durante le Paralimpiadi invernali, la funivia del Lagazuoi diventa opera d’arte, grazie al Braille Stellato di Fulvio Morella: un’esperienza artistica…
Dal 20 al 24 aprile 2026, in occasione della Milano Design Week, il collettivo Park presenta un’installazione site-specific che trasforma…
Fino al 28 giugno, ‘Hit List 80’ trasforma il Trentino in un osservatorio critico su un decennio di euforia e…
Oro, demoni e anime in giudizio: ai Musei Reali di Torino, il paradiso ordinato di Beato Angelico si scontra con…
Visualizza commenti
i tuoi articoli mi fanno rabbia perché vorrei averli scritti io: sono perfetti, di una chiarezza immediata.
complimenti davvero.
f.