Un sorriso da nonnino campeggia su una tela dorata imbrattata di rosso sangue. Un volto incorniciato da una parruccona bionda; lo sguardo infuocato di un arringatore e un faccione di gommapiuma: sono i dittatori in mostra all’Attico di Sargentini.
Pinochet, Saddam, Hitler, Amin Dada e tutti gli altri che nel corso del secolo passato hanno scritto le Pagine nere della nostra storia. Una mostra che è uno sfogo forse. O piuttosto la voglia di fare il punto di quello che è stato, in un momento socio-politico italiano in cui Fabio Sargentini ravvede la preoccupante ascesa al potere di un unico individuo.
Il progetto però ha origini lontane. Già nel ’94 un semino era stato gettato. Allora solo l’evanescente figura impressionista dello Stalin di Paolo Del Giudice, il volto
Ora la schiera si è allargata e la mostra assume il carattere di una sfilata di carnefici. Si respira un’atmosfera funerea. Tutti gli artisti sottolineano la crudeltà dei loro soggetti, talvolta in modo quasi didascalico però.
E’ forse necessario lo spettro di Garcia Lorca per raccontare la figura del Generale Franco? O la crudele dea Kalì per il sanguinario Pol Pot di Aurelio Bulzatti? O forse, come sempre, è lo spirito sarcastico e pungente di un ritratto ironico a sottolineare l’amara e cruda verità delle cose?
Nel doppio senso delle parole di Felice Levini è forse la risposta. Nel marchio Made in Usa impresso sulla faccia di Saddam Hussein – per l’occasione biondo platino – su una delle carte da gioco che la Cnn ci ha fatto conoscere.
La storia ci ha mostrato come l’arte e la politica siano spesso compagnie di viaggio. Nel passato e non solo, la prima ha asservito – per convinzione ideologica o meno – alla seconda, o al contrario si è fatta portatrice di contestazioni e forti momenti di rottura.
In un eterno “dibattito” che ha investito anche personaggi più divertenti e falsamente leggeri e che spesso si accende dei toni della satira. Chi non ricorda il Grande dittatore di Chaplin? Così drammaticamente comico mentre gioca a palla col mondo…
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