Quando si guarda la celebre Galleria di vedute… del Pannini (1759), al primo impatto l’occhio, rifiutando di soffermarsi sul particolare, si arrende all’enfasi dell’horror vacui e si dilata nella visione d’insieme: coagulo di microcosmo e macrocosmo, di contenitore e contenuto, di reperto e decorazione, in una sorta di annullamento spazio-temporale. Lo stesso effetto straniante si avverte varcando la soglia di One Piece, che nei suoi spazi angusti, nel cuore di Roma antica, espone ben dodici grandi formati di Massimo Listri (Firenze, 1956) sul tema della biblioteca. Sono stampe a colori su alluminio, trattate con surreali effetti cromatici pastello. Senza soluzione di respiro sembrano sommarsi fra loro in un gigantesco rarefatto amalgama. Nel vuoto di stanze, abitate solo dalla memoria, simulacri di fasti antichi si fondono con rigogliosi barocchismi di specchi e sculture e intonaci e stucchi e colonne e arredi e libri, che, divenuti incorporei, galleggiano nel freddo terso di azzurri virtuali, acquisendo materia più nel territorio meta-fisico che in quello percettivo.
La ricerca del Listri sulle biblioteche sei/settecentesche -raccolta adesso in un libro-, risale agli anni Novanta e si sviluppa per un decennio con una consistente quantità di soggetti: Biblioteca Vaticana a Roma, Biblioteca Del Monastero a Admont, Biblioteca Comunale a Imola, Trinity College a Dublino, Herzogin Anna-Amalia Bibliothek a Weimar, solo per citarne alcune fra quelle in mostra. Testimoniano, al di là della perfezione tecnica e formale del fotografo, la sua aspirazione a riacciuffare il genius loci di queste mirabolanti casseforti del sapere. Di percepirne l’anima più profonda da ritrasmettere fissandola nella pellicola, dopo aver riletto in chiave attuale il passato.
È inevitabile -dato il titolo della mostra: Biblioteche e fisiognomica-, l’accostamento con l’analogo lavoro di Candida Höfer, esponente del gruppo noto come “Scuola di Düsseldorf”. Instancabile indagatrice dei luoghi in cui si addensano i significati della storia culturale, nel 2005 la fotografa tedesca ha pubblicato Libraries, con prefazione di Umberto Eco, dove presenta fotografie rese nella purezza del suo raffinato stile documentario. Come la Höfer, Listri realizza immagini fondate su un vuoto assoluto e luminoso, parlandoci dell’interiorità del mondo costruito dagli uomini “creature culturali condannate a costruire spazi sovrapponendo alla natura strutture che le conferiscono artificiosità” (Maik Schluter).
Il fotografo toscano non interroga il reale, ma ritrae il “bello” in una visione estetizzante che si nutre della sua stessa eleganza. Afferma Vittorio Sgarbi: “Listri, non cattura la bellezza, la crea…”.
lori adragna
mostra visitata il 17 febbraio 2006
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