I giardini d’inverno sono luoghi sospesi tra realtà e artificio. In essi viene ricreata una situazione innaturale, una parentesi spaziale e temporale separata dai ritmi del mondo. Lì si custodiscono le piante pregiate affinché resistano alla stagione invernale. Ma tra le pareti di vetro di queste serre da camera si rifugiano anche gli uomini, per dedicarsi agli ozi e all’immaginazione.
E’ proprio questa l’impressione che si ha davanti ai lavori di Marc Quinn in mostra da Alessandra Bonomo. Lo young british artist, in linea con i suoi inizi da scultore, ha iniziato con il raccogliere differenti tipi di neve, scelti a seconda dello specifico grado di finezza e candore. Con questa materia inusuale ha creato la base per articolate composizioni floreali, in cui colori diversi e forme complesse animano un orizzonte completamente bianco. Ma le foglie e i petali sembrano non risentire del gelo niveo da cui sbocciano: anzi si manifestano in tutto il loro rigoglio, in tutta la loro forza vitale. Tanto da sollevare dubbi sulla loro naturalità e da richiamare alla mente l’artificio deludente e un po’ macabro dei fiori finti.
Prima di essere distrutte, le strane composizioni di cui l’artista ha riempito il proprio studio londinese nel 2004, sono state fotografate, procedendo poi ad un’alterazione digitale delle immagini, che ne ha arricchito ulteriormente i contrasti cromatici e la smaltata preziosità. Lo speciale processo di stampa su carta pregiata e gli inserti materici di pittura acrilica che dialogano in alcune opere con le immagini fotografiche, contribuiscono a dare a questo ciclo di lavori il loro aspetto di oggetti di lusso.
Un’aura di preziosa rarità traspare da queste immagini, che evocano la perfezione di un giardino che non esiste più, o che forse non è mai esistito, essendo solo il frutto dell’immaginazione dell’artista. Una parentesi di ozio al di là dello spazio e del tempo, che ha dato vita a un microcosmo di bellezza e di artificio, in cui vita e non vita, realtà e finzione si scambiano di ruolo, senza soluzione di continuità.
costanza paissan
mostra visitata il 7 marzo 2005
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