Ancora una volta gli spazi della Galleria Alessandra Bonomo sono in grado di sorprendere il visitatore che si appresti a scoprirne la nuova mostra appena inaugurata, sapendosi declinare in modo sempre nuovo secondo le esigenze degli artisti ospitati, sapendo trasformarsi come se quel luogo fosse nato appositamente, di volta in volta, come installazione site-specific per lâoccasione. Questa volta il nome è uno solo, quello di Harry Adams, che in realtĂ cela la presenza di una coppia di artisti inglesi (Steven Lowe e Adam Wood) incontratisi a Londra nel non troppo lontano 1988 alla Byam Shaw School of Art e conosciuti al pubblico con la loro nuova identitĂ a partire dal 2008. PerchĂŠ scegliere di nascondersi dietro un nome fittizio in unâepoca in cui lâegocentrismo degli artisti sembra superare di gran lunga la qualitĂ delle loro opere? Lâesigenza nasce da una riflessione sul concetto stesso di autorialitĂ , che secondo Lowe e Wood non deve schiacciare il prodotto artistico. CosĂŹ lâartista può riappropriarsi di un soggetto antico, appartenente ad altri, facendolo proprio nel tempo presente: è quello che accade con le Torri di Brueghel o con la figura di San Francesco, che spesse volte ricorre nei dipinti ad encausto di Harry Adams. O ancora, con gli elementi ripresi dal famoso Giardino delle delizie di Bosch o con i protagonisti della Cacciata dal Paradiso terrestre del Masaccio alla Cappella Brancacci di Firenze.
Elementi centrali della nuova personale presentata negli spazi di via del GesĂš è il corpus di opere recentissime che i due artisti realizzano ispirandosi al famoso giardino di Livia, affresco che rappresenta una testimonianza ricca e variegata della flora e della fauna del tempo, ritrovato nella villa costruita alla fine del I secolo a.C. per la moglie di Augusto sulle  pendici sovrastanti la via Flaminia. Un ultimo spunto è quello che viene dalle architetture avveniristiche â e abbandonate ancor prima di raggiungere la loro destinazione dâuso â che Harry Adams riscrive in tutta la loro bellezza di luoghi dimenticati che diventano a loro volta rovine, in grado di parlare nel tempo e di poter essere reinterpretate anchâesse da una nuova autorialitĂ nel contemporaneo: cosĂŹ il Seminario di San Pietro, in terra scozzese, sta per diventare un centro dedicato alle arti contemporanee, proprio per interrompere quel lento processo che lo avrebbe condotto a diventare un relitto perso nellâoblio.
Aperto su di un leggio â realizzato dagli artisti stessi â come fosse lo spartito per il direttore dâorchestra o una sorta di libretto di istruzioni per immagini giace il primo libro dâartista realizzato dal duo, una serie di disegni e schizzi tenuti insieme artigianalmente con dello spago, alla stregua di quelli che un giovane pittore porta sempre con sĂŠ per far conoscere il proprio lavoro. Dalle architetture desolate alla figura di San Francesco, dal Brueghel ai giardini incantati tra le pagine scorrono, come un lungo stream of consciusness, tutte le idee e suggestioni che hanno composto â e caratterizzano ancora â il lavoro di Steven Lowe e Adam Wood, delineandosi come il pezzo piĂš interessante di tutta la mostra: un denso racconto di un corpus artistico, di un percorso di vita.
Alessandra Caldarelli
mostra visitata il 20 marzo 2015
Dal 20 marzo 31 maggio 2015
The Impossible Garden and the Chaos of Super-Thinking
Harry Adams
Galleria Alessandra Bonomo
Via del GesĂš, 62 â 00186
Orari: martedĂŹ â venerdĂŹ 12.00-19.00, sabato 14.00-19.00
Info: mail@bonomogallery.com, www.bonomogallery.com