Sono scritte metropolitane quelle che si inseguono sul muro, al di qua della Porta di Brandeburgo, negli scatti di Francesco Zizola (Roma 1962). Rossa di energia vibra la scritta Freedom; altrove sagome scure proiettano l’ombra tra i grovigli colorati di segni. Quasi duecento sono stati i volti anonimi che hanno perso la vita cercando di scavalcare quei centocinquantacinque chilometri di buio, che per quasi cinquant’anni hanno separato il cuore della città di Berlino e l’anima della Germania. Il respiro di queste venti immagini (stampe lambda senza alcun ritocco), però, è vivace -esulta- portavoce di quell’ebbrezza che chiamiamo libertà. Fotografo in mezzo ai giornalisti, alla gente comune, ai politici, Zizola era corso a Berlino quando il muro cadeva, in quel novembre. La città era invasa di fotoreporter: avevano tutti lo stesso obiettivo. “Francesco si è comprato una polaroid usa e getta con la quale è riuscito a fare un lavoro diverso, lavorando in fase di sviluppo le polaroid con una semplice chiave con cui ha ricalcato i contorni e i graffiti presenti sul muro”, spiega Deanne Richardson, curatrice della mostra insieme a Maria Evangelisti. “È riuscito così a dare alle immagini il senso di euforia di quel momento storico.”
Vincitore di ben cinque World Press Photo Awards tra il 1995 e il 2005, nonché del premio Pictures of the Year (1997, 1998 e 2004), quando Zizola partecipava alla grande festa della caduta del muro era agli esordi della sua carriera di fotoreporter che lo avrebbe portato, tra l’altro, ad essere insignito nel 1996 del premio World Press Photo of the Year (primo ed unico italiano ad aver ricevuto tale riconoscimento) con uno scatto sulla tragedia dei campi minati in Angola.
Doors not walls, si legge ancora nei frammenti di muro immortalati dal fotografo romano, ma a quanto pare, a dispetto del coro di voci che urla l’assurdità, l’inutilità, l’ottusità burocratica della costruzione dei muri per separare genti e territori, la storia non sembra essere finita…
manuela de leonardis
mostra visitata il 28 novembre 2005
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