È il simbolo della modernità e del progresso, con i suoi edifici proiettati nel futuro. Forse per questo che è stato uno dei set cinematografici più amati dai registi italiani, da Dino Risi a Federico Fellini. E poi Michelangelo Antonioni, Ubaldo Ragona, Vittorio De Sica, Elio Petri, Alberto Lattuada, Bernardo Bertolucci, Ettore Scola…
Anche Visioni dell’Eur, ultimo lavoro di Gea Casolaro (Roma, 1965), presentato nell’ambito del V° Festival di Fotografia di Roma, è dedicato a questo luogo che, tra l’altro, appartiene al suo vissuto personale, essendo nata e cresciuta in questo quartiere della città. “Ma non volevo fare un lavoro autobiografico, né sulla memoria;” afferma l’artista “era interessante utilizzare l’Eur come scenario simbolico del progresso. Gli unici grattaceli di Roma, negli anni ’60, erano qui. Era una sorta di plastico avveneristico. Mentre per chi ci viveva assumeva un lato di quotidianità che non faceva fare più caso all’aspetto metafisico, perdeva quell’aura di mistero per diventare pura quotidianità.”
Nella sala al primo piano della Casa del Cinema sono quindici i pannelli di alluminio su cui sono montate le stampe fotografiche da digitale. L’accostamento, o meglio l’incastro, è tra i frame di film famosi e immagini di un quotidiano che Casolaro è andata a scovare non sono sfogliando l’album di amici e parenti, ma attingendo anche dall’archivio virtuale delle Biblioteche del Comune di Roma. Si chiama Album di Roma–Fotografie private del Novecento il progetto che coinvolge tutti i cittadini romani invitati a lasciare le loro immagini che vengono scansionate, catalogate per quartiere e raccolte nel sito albumdiroma.it.
“Negli anni Sessanta e Settanta, negli stessi luoghi dell’Eur c’erano due realtà molto discrepanti. Allora i registi sceglievano l’Eur come set simbolo della modernità, con tutto il carico positivo e negativo che la modernità poteva avere. ‘L’eclisse’ di Michelangelo Antonioni (1962) parla di spaesamento, di dispersione delle relazioni, dell’impossibilità di dialogo. Invece Fellini affrontava il lato grottesco del progresso, della pubblicità, della trasformazione dei costumi. Saranno stati girati almeno duecento film all’Eur. Mentre, quindi, i registi eleggevano questa zona di Roma come set privilegiato per analisi esistenziali e sociali, la gente ci viveva normalmente, senza essere minimamente sfiorata da queste loro riflessioni. Mi interessava questo contrasto.”
Tra le scene a confronto, Aldo e L’ultimo uomo della terra (dal film di Ubaldo Ragona, 1964); Fabrizio che guarda i giovani contestatori di Partner (Bernardo Bertolucci, 1968) correre con i loro fumogeni colorati; Enrichetta che cammina con Alain Delon in L’Eclisse…
“Il mio tentativo costante” –è sempre la Casolaro a parlare- “è cercare di far presente a chi guarda che esistono diversi punti di vista sulla realtà e che bisogna cercare di contemplarli tutti il più possibile per ampliare le proprie capacità mentali. In questo senso è un lavoro che usa la fotografia per andare oltre, per sfondare i confini stessi della fotografia.”
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una bacio per gea da palermo!
Brava Gea. complimenti veri!