Umakadenethwa Engenadyasi. Un titolo impronunciabile, indecifrabile. Apprendiamo dal comunicato stampa che si tratta di un appellativo Xhosa, l’etnia sudafricana cui appartiene, oltre a Nicholas Hlobo (Cape Town, 1975), anche Nelson Mandela. Più o meno si traduce con “colui o colei che affronta la pioggia senza protezione”. A pensarci, il classico attestato di coraggio che all’occorrenza viene ribaltato in monito. Ve ne sono in ogni cultura, ad ogni latitudine: viene conferito a chi viola la consuetudine, al soggetto che intende sottrarsi dalle grinfie di un gruppo, dominante o di appartenenza, pronto a farsi branco in conseguenza di ciò. Un’ambivalenza antropologica pregnante, che torna nei titoli dei singoli lavori esposti (Dubula vale sia “inflorescenza” che, accidenti, “sparare col fucile”) senza invadere in modo didascalico un impianto iconico anch’esso assolutamente in bilico.
In mostra, anzitutto, cinque anti-totem da interrogare uno per uno, centimetro per centimetro. Tronchi di alberi erosi e modellati dal vento, dall’acqua e dalle termiti, che si ergono come figure serpentinate, precarie ma indefesse, ri-vestiti di gomma industriale giuntata “a morte” con dovizia di nastrini. Combine scultorei altezza uomo, ritorti e smaglianti, complessi e antinomici, che fanno scena della propria venuta materializzando come mero pattern un rigoglio vestimentale di cicatrici. Basterebbero eccome, ma attorno c’è dell’altro: due installazioni, una a terr
L’allure tra il poverista e il sado-chic traduce intenti che prescindono da facili letture terzomondiste. Difficile reperire pose identitarie, modalità per forza di cose “altre”: l’intrinseca polisemia del locus perturbante della cucitura (giuntura e taglio, memento e rinforzo) viene indagata e impaginata senza ammiccamenti, con inflessibile attenzione per la vertigine che le è propria in quanto significante. Meglio così: non capita tutti i giorni di visitare mostre in cui il manufatto vero e proprio se ne sta saldo, senza riparare nel patchwork o nel bricolage, sotto i colpi dell’ostensione “fredda”.
pericle guaglianone
mostra visitata il 3 maggio 2007
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scusate, come si fa a trasformarsi in Pericle Guaglianone?