C’è odore di vernice fresca negli spazi della First Gallery, ultima arrivata in via Margutta. E il candore delle pareti immacolate ben si presta ad accogliere i disegni di Miltos Manetas (Atene, 1964), che vedono giovani donne impegnate in attività quotidiane, seppur situate in contesti indefinibili. La carta glossy che fa da supporto alle linee tracciate è anch’essa bianca, luminosa, imparziale. Il processo di realizzazione passa per una tavoletta digitale, sulla quale l’artista effettivamente disegna, ma la stampa a getto d’inchiostro nega la precisione e l’infallibilità della macchina, restituendo le sbavature della lenta e imperfetta asciugatura.
L’uso della tecnologia da parte dell’artista di origine greca è effettivamente controverso; da una parte appare elemento portante –Manetas ha formulato l’idea di Neen, che si pone come riflessione sull’interazione tra arte e rete-, dall’altra le innovazioni tecniche vengono presentate in lingua basic, come se già appartenessero a un passato lontano. Valido esempio è costituito dal video La vie, che ripropone un prototipo di moto con movimenti meccanici e una grafica assolutamente essenziale, da videogioco anni ‘70. Gusto retrò si respira anche nei siti web realizzati dall’artista, con cui il pubblico può interagire in mostra. Domìni dall’indirizzo noto vengono acquistati e trasformati in occasione ludica, con la possibilità data al fruitore di dipingere il proprio Pollock o di assistere alle variazioni grafiche sollecitate dall’uso del mouse. Allo stesso tempo la rete diviene strumento attraverso cui chiamare in
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www.manetas.com
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