E’ come una lente d’ingrandimento al vetriolo, l’obiettivo del celebratissimo Martin Parr (Epsom, Regno Unito, 1952), il più british dei fotografi contemporanei. Una lente che si muove rapida e sicura, catturando e mostrando con uno sguardo impietoso e sarcastico i dettagli dell’occidente evoluto, globalizzato e standardizzato: confezionato e bell’e pronto, come cibo da supermarket
La serie Common Sense, cui appartengono le immagini esposte, è un lavoro a cui Parr inizia a dedicarsi già da metà degli anni novanta: a prima vista una raccolta di fotografie coloratissime, notazioni divertenti e beffarde sui paradossi dell’occidente contemporaneo, colte con scanzonata ironia. Ma come nella migliore tradizione del vero humor inglese, nulla è mai gridato e mai sopra le righe. Così lontano dalle trasgressioni della sostenutissima Young British Art, quella di Parr è un’operazione solo apparentemente leggera: la sua antologia estetica di cibi industriali, dollari e popcorn è un divertissement visivo che ben presto si fa amaro e trasforma rapidamente il sorriso iniziale in repulsione, penosa consapevolezza della decadenza estetica contemporanea che è espressione di una più ampia decadenza morale e culturale.
I suoi inconfondibili cani mascherati, i cibi incellophanati dai colori improbabili, i volti dai maquillage dozzinali, diventano così il lucido specchio del paradosso culturale del nostro tempo e ritraggono con disincantata evidenza la mancanza di gusto in cui affondano le vite comuni. Mettendo alla berlina, inesorabilmente, la cultura artificiale -e artificiosa- del fabbricato-in-serie, la mediocrità –per nulla aurea- dell’estetica strabordante e appariscente della società dei consumi.
In questa realtà caotica e artefatta, la fotografia, sempre in presa diretta e tratta dal vissuto, si dà al contrario come un punto d’osservazione nitido sul mondo: fedele alla sua origine di fotografo-documentarista -membro dal 1994 della prestigiosa Agenzia Magnum– Parr è passato negli anni dal bianco e nero al colore, dalle abitudini borghesi della middle-class britannica all’estetica da spiaggia californiana, facendo sempre dei suoi scatti una sorta di documento del gusto e dei costumi, delle mode della società di massa e degli stili di vita del primo mondo.
Con Common Sense Martin Parr mette in scena una galleria dolce amara: più che il senso comune è il non-senso comune a farla da padrone, in un resoconto ironico e critico della realtà, tra telefonini, chewing-gum, parrucche, dolciumi e colori sgargianti. Tutti raccolti nel mondo-salvadanaio che, emblematicamente, fa da copertina all’omonimo volume.
emilia jacobacci
mostra visitata il 29 settembre 2004
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