Massimo Bartolini e Nedko Solakov sfruttano da sempre una grande varietà di tecniche espressive, dai confini definiti della fotografia all’ampiezza di installazioni urbane e ambientali. La vastità delle scelte e la molteplicità dei campi d’azione sono per entrambi prova della potenza delle esigenze espressive. I disegni in mostra riescono a contenere tutta la complessità delle ricerche dei due artisti, mostrando in maniera concentrata ed esemplare i campi di interesse e lo spirito dei loro autori, che sfruttano le potenzialità espressive del segno grafico per creare opere di grande raffinatezza e profondità.
Massimo Bartolini (Cecina – Livorno, 1962) è da sempre interessato alla relazione con lo spazio architettonico, alla vivibilità e alla fruizione dell’ambiente umano. I suoi disegni su carta sono il frutto di una ricerca analoga, questa volta sviluppata nell’estensione apparentemente assai limitata, ma virtualmente infinita della pagina bianca. Come in un gioco di origami, la carta viene piegata in più parti, salvo poi essere ristesa per scoprire le linee intersecate lungo le quali si svilupperà lo spazio disegnato. Le siepi rigogliose, i cespugli di oleandro del giardino dell’artista caratterizzano uno spazio insieme familiare e poetico, che in virtù della loro presenza solo apparentemente bidimensionale acquista la plasticità di un luogo percorribile, vivibile. Ancora maggiore è la profondità spaziale dei disegni realizzati incidendo con la puntasecca lastre di plexiglas montate su telai dal fondo azzurro. Anche attraverso questa invenzione egli giunge a generare corpi e spazi. Le ombre delle incisioni (figure umane, piante) percorrono l’esiguo spessore del telaio, imprimendosi con leggerezza nella profondità tersa dello sfondo, conferendo ad esso identità e realtà. In una di queste opere un motorino elettrico muove la lastra in modo che alla tridimensionalità atmosferica suggerita si aggiunga la quarta dimensione del movimento leggero e ipnotico.
La serie di 15 disegni presentata da Nedko Solakov (Tcherven Briag – Bulgaria, 1957) s’intitola Phenomena: ed è un racconto di fervida fantasia, ironico e stimolante come tutta l’opera dell’artista bulgaro. Semplici tratti a inchiostro, acquerello e biacca su carta creano scenari sospesi tra l’atmosfera ora rarefatta ora più densa di spazi interstellari e il tempo libero di un universo ancora in formazione. Cielo, sole, luna, stelle, curiose presenze umane e animali, semplici forme o “cose” ancora indefinite diventano i protagonisti delle affascinanti favolette disegnate.
Se nei lavori di Bartolini si ritrova la capacità propria del segno grafico di creare istintivamente l’illusione di spazi “reali” nel vuoto virtuale del foglio, bianco o trasparente, nelle opere di Solakov emerge invece tutta la forza espressiva del disegno: non illustrazione, ma strumento primario e necessario attraverso cui le creazioni più originali dell’immaginazione trovano la loro evidenza figurale. E il loro libero, spontaneo sfogo.
costanza paissan
mostra visitata il 22 ottobre 2004
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