Categorie: roma

fino al 6.XII.2008 | Mochetti | Sandback | Agnetti | Roma, Il Ponte

di - 26 Novembre 2008
Nel ‘69, a Berna, una grande mostra sanciva al mondo la nascita di un nuovo movimento, individuandone il motore creativo nell’enunciato-titolo When attitude become form. A questa retrospettiva partecipava, tra i molti altri, anche Fred Sandback (New York, 1943-2003), allievo di Donald Judd e Robert Morris, la cui intera produzione nasce da una specifica relazione e atteggiamento verso la realtà, espressa mediante la linea, scelta come segno “veloce e astratto”.
Molteplici relazioni legano alle istanze dell’arte minimal e concettuale la ricerca di Mochetti, Sandback e Agnetti. Per Vincenzo Agnetti (Milano, 1926-1981), la forma del linguaggio visivo e verbale è l’oggetto da indagare con intento de-costruttivo; Maurizio Mochetti (Roma, 1940), in sintonia con Sandback, rifiuta lo spazio come categoria data a priori, dimostrandone il carattere relativo e fisiologico-percettivo, in una continua azione di verifica attraverso l’uso della luce.
La prima sala della galleria ospita un’installazione immateriale di Mochetti: due corpi sferici traslucidi, posti a distanza, emanano luce. L’intensità luminosa dei corpi è in un rapporto proporzionale costante, mentre una sfera aumenta d’intensità, l’altra diminuisce come in un travaso di energia ciclico e senza fine. Privati del valore di oggetto, questi “corpi incorporei” sono masse generate dal passaggio di luce, in un fluire che dilata la percezione spazio-temporale dello spettatore.

Proseguendo, si trovano due lavori che ben evidenziano il profondo legame tra la ricerca di Mochetti e quella di Sandback. Da un lato, una linea laser rossa disegna lo spazio evidenziandone l’angolo d’incrocio delle pareti, attraverso una sottrazione. Nella stanza a fianco, Senza titolo (1970) di Sandback: due fili elastici, grigio e giallo, tesi orizzontalmente, delimitano una porzione angolare di spazio attraverso le ombre proiettate diagonalmente sul pavimento. Entrambi i lavori si muovono sulla soglia impercettibile tra ciò che esiste in quanto visibile e ciò che non-esiste o, meglio, è invisibile: lo spazio materiale e quello immateriale, l’assenza racchiusa in ogni presenza sono le questioni che muovono i due artisti nell’indagine relazionale con l’ambiente-spazio.
Nell’ultima sala, tre lavori di Agnetti, tra i principali esponenti del concettuale in Italia. L’artista, partendo dal “rifiuto di dipingere”, nel 1969 ha orientato la propria ricerca artistica sullo scardinamento dei meccanismi del linguaggio e della comunicazione, utilizzando diverse modalità espressive quali la scrittura critica e la poesia visiva. In mostra un’asserzione inappellabile, marchiata su feltro, recita: “oggi io e te abbiamo detto di no”.

A chiudere il cerchio di questa mostra avrebbe potuto esserci un altro celebre enunciato di Agnetti del ‘69, dove l’artista dichiara: “Il tempo è il percorso dello spazio e lo spazio la deposizione del tempo”.

articoli correlati
Mochetti da Oredaria
SandBack da 1000eventi
Agnetti al Mart

claudia paielli
mostra visitata il 10 ottobre 2008


dal 10 ottobre al 6 dicembre 2008
Maurizio Mochetti | Fred Sandback | Vincenzo Agnetti
Galleria Il Ponte Contemporanea
Via di Monserrato, 23 (zona campo de’ Fiori) – 00186 Roma
Orario: da lunedì a sabato ore 12-20
Ingresso libero
Info: tel. +39 0668801351; fax +39 0668211034; info@ilpontecontemporanea.com; www.ilpontecontemporanea.com

[exibart]

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Nelle opere di Iain Andrews il colore diventa cura

Alla Galleria Gaburro di Milano, fino al 30 maggio 2026, va in mostra la prima personale italiana di Iain Andrews,…

15 Marzo 2026 16:00
  • Personaggi

Addio a Carlo Frittelli, morto il gallerista che portò il contemporaneo a Firenze

È morto a Firenze a 91 anni Carlo Frittelli, gallerista e collezionista, fondatore con il figlio Simone di Frittelli Arte…

15 Marzo 2026 12:14
  • Arte contemporanea

Rituali e identità queer alla Biennale 2026: il progetto di Bugarin + Castle per la Scozia

Un corteo tra storia e cultura pop: Shame Parade di Bugarin + Castle ripensa i rituali di vergogna collettiva nella…

15 Marzo 2026 10:30
  • Arte contemporanea

Bottoni come opere d’arte: quando un dettaglio di sartoria diventa linguaggio visivo

La mostra "SUMIE x KAWA" alla galleria Numero 51, a Milano, diventa un pretesto per ripercorrere il lungo legame tra…

15 Marzo 2026 10:00
  • Arti performative

Other Identity #196, altre forme di identità culturali e pubbliche: Alessandra Zerbinati

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

15 Marzo 2026 9:30
  • Mostre

“La Geometria della Grazia”: il rigore architettonico e il glamour senza tempo di Horst P. Horst

Presso Le Stanze della Fotografia, sull’isola di San Giorgio Maggiore, fino al 5 luglio, una grande retrospettiva dedicata a Horst…

15 Marzo 2026 0:02