Un capitolo affascinante della storia dell’arte è questo, che ci svela tesori quasi sconosciuti, testimoni della sopravvivenza e del rinnovarsi di archetipi bizantini. Cinquantaquattro le opere esposte a Palazzo Caffarelli, provenienti dal Museo Bizantino e Cristiano di Atene: sono un piccolo assaggio di quanto è custodito in Grecia, terra teatro della maggiore fioritura delle istanze bizantine dopo la caduta di Bisanzio.
La mostra si apre proponendo stampe digitali di affreschi e frammenti originali, icone portatili, prodotte per lo più a Creta, e i trittici. Dai fondi aurei si
In questa fase, soprattutto nella parte dell’Impero Ottomano sotto il dominio di Venezia, acquista importanza la figura dell’artista – non più mero artigiano – che firma le sue opere. Tra questi spicca la Michael Damaskinòs (1535-1592 o 1593), artista cretese che media i modelli paleologi con le novità apportate dall’arte occidentale.
Preziosi oggetti d’uso liturgico rivelano la raffinatezza dei motivi ornamentali e un’imbattibile qualità tecnica; tra questi una
La preziosità insita nell’arte bizantina resta come una costante anche nei paramenti liturgici realizzati in fibre preziose, seta, lino, fili di seta colorati e filo argentato e dorato, che ripropongono con la medesima minuzia un’abilità degna dei più celebri cicli musivi.
L’esposizione non dimentica la scrittura e dedica una piccola sezione ai manoscritti e ai libri a stampa.
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daniela bruni
mostra vista il 21 maggio 2003
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