Categorie: roma

fino al 9.I.2011 | Carsten Nicolai | Roma, Museo Andersen

di - 21 Dicembre 2010
Hendrik Christian Andersen sognò per
anni la sua “città mondiale”. Sul filo
di un pensiero etico ed estetico, proteso verso la conquista della modernità,
coltivava l’utopia apolide di un luogo impossibile, un esteso laboratorio urbano
in cui arti, scienze, filosofia e religione potessero trovare nutrimento e approdo.

Il museo romano, che conserva vasta parte della produzione dell’artista – e che
fu sua dimora e studio per 40 anni – ospita una personale di Carsten Nicolai (Chemnitz,
1965; vive a Berlino), straordinario esploratore delle arti
elettroniche e plastiche, capace di coniugare poesia, approccio scientifico e
rigore concettuale.

Nicolai è invitato a confrontarsi con la collezione e gli spazi della celebre
casa-museo. Nel contrasto tra la monumentalità classica perseguita dall’artista-urbanista
norvegese e l’immaterialità minimalista cavalcata dall’artista-musicista tedesco
si scorge il comune desiderio di costruire ritmi e forme regolari, sebbene
inafferrabili. Ovvero: progettare spazi ideali, zone astratte in cui si coniughino
sogno e ratio, misura e dismisura, visibile e invisibile.


In mostra una selezione di opere, tutte
recenti e tutte già esposte in Italia. Echi degli utopici paesaggi tarkovskijani
nei progetti Zone e Solaris. Il primo affianca una serie di
stampe, su cui sono evidenziate traiettorie di particelle cariche in un
ambiente saturo di vapore, e un’installazione sonora: l’ascoltatore percorre lo
spazio tra due altoparlanti, avvolto da un suono denso e indefinito; ed è come essere
naufraghi in mezzo a una parentesi ovattata, non-luogo che ricorda la mitica “Zona”
del film Stalker, in cui leggi
fisiche e movimenti dell’anima venivano stravolti. L’altro è una rilettura di
alcune scene dell’omonimo lungometraggio di Tarkovskij, su cui Nicolai monta una propria partitura sonora: l’intenso
tappeto elettronico rapisce l’udito e trascina la visione verso una dimensione
altra, dischiudendo volumi e valori segreti dell’immagine, della parola, del
tessuto filmico.

Riferimenti all’architettura razionalista della Germania dell’est in Modular Re-Strukt, piccoli moduli
tridimensionali, bianchi e neri, che nel reciproco incastro generano infinite
combinazioni. Una rivisitazione concettuale del gioco del Lego che richiama
assemblaggi di atomi, molecole, cristalli.


Più calde le forme di Cluster,
quattro brillanti sculture in alpacca: realizzate a partire da più calchi di
uno stesso palloncino, colmo di palline da ping-pong e ogni volta modificato
nella struttura, plasmano lo spazio evidenziando la plasticità del vuoto da cui
hanno origine, come cellule organiche instabili.

Delude l’installazione site specific realizzata nell’atelier. Tre raggi laser
attraversano in circolo la stanza, tracciando una linea rossa che taglia le grandi
statue di Andersen all’altezza di 175 centimetri. È questa la misura media
degli europei, messa a confronto con la scala monumentale delle opere. Il
ragionamento sui criteri di proporzione non giunge però a innescare significativi
processi immaginativi e percettivi. Dal contrasto tra la possanza dei corpi candidi
e l’immaterialità del tratto luminoso, ne esce sconfitto il concetto portante,
consegnato a un corrispettivo iconico non abbastanza eloquente.

helga marsala

mostra visitata il 24 novembre 2010


dal 29
ottobre 2010 al 7 gennaio 2011

Carsten Nicolai – Da Hendrik

a cura di Martina De Luca e Pier Paolo Pancotto

Museo Hendrik Christian Andersen

Via Pasquale Stanislao Mancini, 20 – 00196 Roma

Orario: da martedì a domenica ore 9.30-19.30 (la biglietteria chiude alle
18.45)

Ingresso libero

Info: tel. +39 063219089; s-gnam@beniculturali.it; www.gnam.arti.beniculturali.it

[exibart]

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