Come un turista per caso, Corrado Sassi (1965, vive a Roma) registra momenti. O meglio, li colleziona. E guardando le fotografie nel loro insieme, si percepisce che in fondo non è neanche per caso. Forte della sua formazione da fotoreporter, Sassi da oltre dieci anni viaggia accompagnato dalla sua macchina fotografica. Riesce così a congelare l’attimo fuggente, a bloccare quella situazione veloce quanto un battere di ciglia, che solamente un occhio vigile e allenato riesce a cogliere. Molto lontano, perciò, dalle immagini costruite negli studi fotografici. Dieci anni di scatti, raccolti come un intimo diario, che racconta un lungo viaggio, “com’è d’altronde quello della vita stessa”. Un diario che racconta le città dove l’artista ha vissuto e i luoghi che ha visitato. New York, Vienna, Venezia, l’Austria. Dieci anni di scatti fatti con uno sguardo a 360 gradi, senza una particolare predilezione nella scelta dei soggetti: città, montagna, autostrade. Se c’è una selezione, è fatta solo a posteriori. Nelle immagini in mostra l’accento non è posto sulla ricerca estetica, che si potrebbe rintracciare forse nella ricorrenza del colore rosso (un fiocco, un cappottino, una maglietta, un’automobile). L’accento cade sull’intensità di un momento, la stessa che Sassi avverte nei quadri di Piero della Francesca, dove predomina la staticità di un evento straordinario bloccato nel suo punto culminante: un abbraccio di saluto all’aeroporto tra una giovane coppia, il richiamo d’attenzione di un bambino alla madre in un supermercato, un capannello di persone intorno ad un cane steso su un marciapiede. Una serie di momenti culmine che contribuiscono a creare grandi tableaux vivants.
Con un taglio orizzontale, alcune fotografie sono nettamente divise in due, a sottolineare la costante dicotomia delle cose.
Un taglio che le rende contemporaneamente due metà autonome e indipendenti. E’ così in “Untitled (per comodità sottotitolata “family”): la bimba col cappottino rosso è pressoché l’unica protagonista della parte inferiore, il papà lo è della parte superiore, riuniti formano la famiglia. Mentre del tutto inedito è il Sassi disegnatore. A completare la mostra, anche quattro disegni di grandi dimensioni. Disegni in cui l’artista dà importanza assoluta al gesto, con un nervoso grafismo, che lo pone vicino a Basquiat e Twombly. Realizzati con pastelli a cera, sono parte di un progetto più ampio per un’installazione. Ancora non realizzata, la scultura prevede un grande blocco centrale di cemento e un nastro trasportatore che gli fa cadere sopra dei fiori: i disegni posti intorno a questo nucleo centrale. Incentrati dunque su una riflessione dell’artista sul concetto di “possesso dei beni”, simbolicamente rappresentato da un cubo. Qui, persone lottano per la sua conquista, trasformandosi, in alcuni casi, in veri e propri mostri, con enormi fauci capaci di fagocitare qualsiasi bene immobile. Una riflessione in linea con la critica che Sassi porta avanti da diversi anni, nei confronti dello sfrenato consumismo contemporaneo.
daniela trincia
mostra visitata il 16 gennaio 2006
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