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fino all’11.I.2003 | Incontri | Roma, Galleria Borghese

di - 10 Dicembre 2002

In occasione del Centenario dell’Acquisizione della Galleria Borghese da parte dello Stato Italiano si è inteso valorizzare e rinnovare l’originario carattere del Museo con una mostra Incontri fondata sul dialogo tra artisti italiani contemporanei di fama internazionale e opere d’arte antica conservate nella Galleria stessa.
Assistiamo a un’operazione che potrebbe apparire insolita e sorprendente per un museo come la Galleria Borghese: sublime luogo solitamente deputato alla conservazione e fruizione di grandi opere del passato e ora predisposto ad accogliere opere d’arte contemporanea. L’esposizione in ogni caso intende riaffermare una delle peculiarità che contraddistinse il Museo al suo atto di nascita, quando nel Seicento il cardinale Scipione Borghese decise di creare uno spazio in cui far coesistere opere antiche e contemporanee. Un modo dunque per consolidare l’identità di un museo tra i più importanti a livello internazionale e rafforzare il valore dell’arte italiana nel mondo.
Ma la mostra intende anche sottolineare la necessità di considerare l’arte contemporanea in rapporto all’arte del passato – rapporto che potremmo definire inscindibile – e ricorda alcuni precedenti significativi quali la mostra del 1993 tenutasi al Louvre di Parigi Copier Créer. De Turner à Picasso: 300 oeuvres inspirèes par les maitres du Louvre o quella allestita nel 1996/97 al Museo Capodimonte di Napoli Prospettiva del Passato. Da Van Gogh ai contemporanei nelle raccolte dello Stedelijk Museum di Amsterdam . Ma fonte di ispirazione principale è stata – sottolinea il curatore Ludovico Pratesi – la mostra Encounters. New art from old proposta nel 2000 alla National Gallery di Londra.
La mostra Incontri propone sette dialoghi che coinvolgono sette artisti contemporanei invitati a interpretare ognuno un’opera del passato da lui scelta tra le cinquanta da restaurare della Collezione Borghese.
Un percorso scandito da un allestimento essenziale e originale in grado di mettere in relazione le opere con l’ambiente del Salone Mariano Rossi, in un dialogo tra antico e contemporaneo svolto a più livelli; l’allestimento è costruito come un parallelepipedo che si sviluppa parallelamente alle pareti del Salone e che presenta delle aperture, ognuna a sottolineare un particolare dell’antichità, finestre che sembrano anche in relazione con il quadraturismo seicentesco.
A ogni artista contemporaneo è riservata una stanza, uno spazio nel quale aprire un dialogo con il passato. Così Mimmo Paladino si confronta con il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina , trasformando il quadro antico in una scultura in cui acquista importanza il colore, il rosso del manto dell’uomo ritratto da Antonello. Luigi Ontani crea un’opera partendo da Testa di uomo con turbante di Annibale Carracci; il quadro orientalista di quest’ultimo diviene parte dell’installazione di Ontani in cui si fa riferimento al doppio, all’enigma, alle opere della collezione Borghese. Carla Accardi si confronta con Madonna con Bambino di Giovanni Bellini, agendo su due elementi: la forma e il colore. Così le forme morbide dell’opera belliniana divengono geometriche nell’opera dell’Attardi, così come le diverse tonalità del colore enfatizzano le differenze cromatiche ottenute dall’uso dell’acrilico al posto dell’olio.
Giulio Paolini guarda al San Sebastiano del Perugino e torna ad affrontare temi a lui cari: il tempo, lo spazio, il rapporto con l’arte del passato. Enzo Cucchi sceglie un’opera di Rubens Testa di apostolo per affrontare un discorso sul barocco fiammingo: la sua opera rinvia alla tensione e all’eccesso, all’elemento macabro. Francesco Clemente sofferma invece l’attenzione sul colore e sull’espressione del Ritratto di Gentiluomo di Raffaello, offrendoci una possibile versione contemporanea con Ritratto di Aldo Busi. E a completare il percorso espositivo l’opera di Jannis Kounellis che riprende nelle tonalità cromatiche e nella forza del gesto l’opera drammatica di Caravaggio Davide e Golia, ritenuta opera particolarmente rappresentativa della Collezione Borghese.
L’antica quanto per certi versi sempre attuale querelle tra antichi e moderni sembra in questa mostra risolta in un dialogo serrato e nello stesso tempo aperto che ci fa ben sperare per il futuro.

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barbara ranucci
mostra vista il 9.XII.2002


Incontri a cura di Ludovico Pratesi
Galleria Borghese, piazzale Scipione Borghese (villa borghese, porta pinciana), 0632810, mar_dom 9-19.30, ch lun, ingresso 8 euro, catalogo ‘Incontri’ ed. Charta 34 euro, dossier La magia del colore, ed. Charta 19 euro


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Visualizza commenti

  • Forse perché le promesse fatte avevano infiammato gli animi o forse perchè il progetto sulla carta si presentava originale, azzardato, provocatorio e allettante, sono andata all'inaugurazione con grandi aspettative ... e forse è stato questo il mio errore. Più che un dialogo è stata una reinterpretazione delle opere classiche e l'assenza di un supporto didascalico anche con contenuti "scientifici" rende il tutto molto carente. "L'involucro nell'involucro" è un progetto interessante, ma diventa "troppo" involucro in uno spazio abbastanza ristretto.

  • Perché un allestimento così ingombrante in un museo già così denso? Alcune
    opere non sono all'altezza di questa sfida tra la storia e la modernità.
    Mentre Kounellis è splendido nella sua opera e nel coraggio di confrontarsi
    con la forza di un grande artista come Caravaggio. Ero stata alla Galleria
    Borghese per la mostra Continuità della Forma che avete segnalato e alla
    quale - a suo tempo - non fu data dovuta importanza, nonostante l'idea di
    Donatella Monachesi fosse lungimirante e purtroppo non adeguatamente
    sostenuta dal Museo.

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