“Sono disegni nati per mia cultura, per mio gusto”, spiega Carlo Aymonino (Roma, 1926) davanti alla parete della Galleria A.A.M., interamente tappezzata di suoi schizzi. Il bianco e nero è la dominante, illuminato qua e là da coloratissimi motivi di frutta e fiori. Le tracce della cultura classica affiorano nelle figure storiche e mitologiche -la Medusa, il Colosso, Dioniso, le Grazie, Cleopatra, Marco Aurelio- o nelle citazioni degli artisti a lui più cari: Caravaggio, Guido Reni, Bernini, Canova, Piranesi, Man Ray. Ci sono anche nudi femminili (“sono donne vere quelle” –commenta l’autore con ironia- “mica statue!”) e vari autoritratti, tra cui uno del 1983 intitolato Trovato dalla vita.
La mostra, aperta contemporaneamente all’inaugurazione del Nuovo Spazio Museale nel Giardino Romano dei Musei Capitolini firmato appunto Aymonino, è un omaggio all’abilità innata nel disegno del grande architetto, con disegni e prospettive che coprono un arco temporale che va dal ‘44-’46 -con i primi schizzi a china di matrice neorealista- per concludersi nel 2005, proprio con i disegni per la sistemazione del Giardino Romano.
Curata da Francesco Moschini e Gabriel Vaduva, questa esposizione è l’incipit di un più ampio progetto: “L’iniziativa ‘Nel segno di Carlo’ nel suo complesso svolgimento”– scrive Moschini– “si propone come unitaria indagine espositiva ed editoriale che nei prossimi mesi vedrà indagata, analizzata e restituita, con successive tappe espositive, tese a segnare i punti nodali della sua poetica e del suo percorso architettonico, l’immane attività
Aveva sedici anni Carlo Aymonino quando fece vedere alcuni suoi lavori a Renato Guttuso per averne un parere. Poi, però, prevalse l’interesse per l’architettura, fomentata dalla famiglia, che vantava ben quattro progettisti: tre fratelli della madre e un cugino del padre, Marcello Piacentini (“devo ammettere che malgrado il suo passato politico, Piacentini è stato un grandissimo ‘sistematore’ di città”). Così, nel lontano ottobre 1944, Aymonino si iscrive alla facoltà di Architettura di Roma e da allora smetterà mai di credere nella sua scelta.
Alcune tappe importanti del suo percorso: il complesso abitativo Monte Amiata nel quartiere Galleratese a Milano (1967-72), il campus scolastico a Pesaro (1970-84), Palazzo di Giustizia di Ferrara (1977-84), Centro Civico a Pesaro (1979), edificio residenziale alla Giudecca, Venezia (1984), sistema di piazze al centro di Terni (1985). Roma è sempre presente nel lavoro dell’architetto, che tra l’altro è stato assessore al Centro Storico dal 1981 al 1985: non esita, Aymonino, ad ammettere che è la città che più ha nel cuore, accanto a Las Vegas che per lui rappresenta il futuro.
manuela de leonardis
mostra visitata il 22 dicembre 2005
Con In the brain, Hofesh Shechter torna a travolgere il pubblico con una danza fisica, ipnotica e attraversata da energia…
Cemento, metallo, ceramica, tessuti, Antonio Marras ci racconta il suo rapporto con i materiali, in un viaggio creativo tra contaminazioni,…
Inserito tra i quattro finalisti della seconda edizione del contest #Volotea4Veneto, lo storico Giardino di Carlo Scarpa, a Venezia, si…
Fino al 14 giugno, al Museion di Bolzano, è in programma "Mo num en ts", il film dell’artista thailandese Som…
Molto più che una mostra: Fondazione Merz di Torino ospita un progetto internazionale che parla di memoria e identità. E…
42 gallerie internazionali per The Phair, che torna alle OGR di Torino per la sua settima edizione, tutta dedicata alle…
Visualizza commenti
grazie manuela,aymonino è un grande artista,e roma si dimostra sempre più presente nel mondo dell'arte contemporanea-mpderna.ne possiamo essere solo contenti.tutto quello che è arte tende a far crescere i suoi fruitori.grazie ancora.un saluto affettuoso