Ha guidato il progresso, l’anelito di verità, simile ad un’aureola ha avvolto tutte le utopie, come un riverbero soprannaturale è finita nei sogni, ne ha tessuto le visioni, ne ha infuocato l’incanto… luce e pittura – semplicemente – come un filo srotolato per tracciare un’altra possibile lettura dell’arte al bivio della contemporaneità: quando l’Ottocento s’illudeva di un progresso senza limiti e l’altra faccia della medaglia era indulgere del crepuscolo o affacciarsi a contemplare qualche visione sulfurea e misteriosa; quando la luce poteva illuminare in quadro la marcia del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, in un altro poteva attardarsi tra le pieghe del vestito della signora Martelli, addormentata all’ombra dei pini (La signora Martelli a Castoglioncello di Giovanni Fattori) e ancora poteva in forma di divinità alata svegliare la notte o danzare con le ore (i quadri sono rispettivamente Il giorno sveglia la notte e La danza delle Ore, entrambi di Gaetano Previati).
Ai tanti modi di dipingere – ma soprattutto di intendere e di rendere – la luce è dedicata una mostra (il titolo è Luce e Pittura in Italia 1850 – 1914, a cura di Renato Miracco), organizzata dal Ministero degli Esteri: un corpus di circa duecento opere per un allestimento che raggiungerà Bruxelles, Madrid, Londra e New York, secondo un programma di manifestazioni – un’altra, presentata recentemente a Roma è L’Islam in Sicilia a cura del gruppo Stalker – itineranti, voluto dalla Farnesina per promuovere la cultura italiana all’estero.
E permeabilità, scambio (mai scissi dalla capacità di elaborazione personalissima) sono anche due delle linee significative della pittura italiana di fine Ottocento: è un <italien de Paris ante litteram De Nittis – di cui scopriamo una vena di paesaggista curiosamente appassionato – lo è Zandomeneghi con le figurette ed i profili nervosi che occhieggiano a Degas e alla cartellonistica della belle epoque, andrà a Parigi Diego Martelli, critico sostenitore dei Macchiaioli, in Italia arriverà filtrata anche la suggestione del Simbolismo e quella dello Jugendstil viennese… si tratta di una rete fittissima in cui le maglie della reciprocità delle intuizioni si stringono in modo simultaneo.
A Roma è esposta una selezione di quarantatré opere – molti ‘mai visti’, molte tele di collezione privata di cui ci avrebbe incuriosito conoscere le vicende, ma su cui il catalogo è un po’ troppo avaro di notizie – esemplificano il percorso tra pittura divisionista, Scapigliatura, Macchiaioli. Fino ad arrivare ai primi anni del ‘900 e a quel 1914 catastrofico: intanto ci sono stati i Futuristi e la luce è stata tradotta, ed ha tradotto, dinamismo, velocità, compenetrazione.
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maria cristina bastante
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Meraviglioso lo Zandomenighi ( "Alla toilette").E anche questo particolarissimo Balla scelto per illustrare l'articolo.
E' un periodo d'oro, quello scelto da questa mostra. Forse irripetibile.E' un peccato che l'attenzione sia spesso ,assolutamente, concentrata sui francesi(peraltro meritevolissimi) con la deprecabile conseguenza che i nostri macchiaioli siano considerati "figli di un dio minore",che solo negli ultimi anni, si stiano riscoprendo i futuristi e che se si parla di Morbelli la maggior parte della gente ti guarda con gli occhi sgranati.