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Il suono va in accademia |

di - 26 Settembre 2002

In attesa della prossima primavera quando le sale espositive del British School at Rome inaugureranno, dopo due anni di ristrutturazione, con una collettiva di giovani artisti inglesi, il Gallery Programme (diretto da Cristiana Perrella) avvia la sua attività 2002-2003 con un appuntamento imperdibile. Gli spazi della nuova Sala Conferenze il 26 e il 27 settembre ospiteranno il progetto di Robin Rimbaud in arte Scanner intitolato 52 spaces appositamente realizzato e prodotto dall’Accademia Britannica. La figura poliedrica e onnivora di Scanner non è facilmente definibile ma gli appassionati di musica elettronica e di arte contemporanea lo conoscono per la sua capacità di creare forti suggestioni sonore e visive. Sofisticato ideatore di accattivanti performance ed installazioni è stato ospite di numerose Gallerie private, Club, spazi pubblici all’aperto e dei maggiori Centri dell’Arte Contemporanea del mondo (dal MoMa di San Francisco, alla Tate Modern di Londra, al Centre Pompidou di Parigi). Ha una vastissima produzione musicale, tra la più affascinate degli anni ’90, titolare, inoltre, della Sulphur la sua personale etichetta discografica; ha collaborato con numerosi musicisti (Dj Spooky, Charlemagne Palestrine, David Shea…) artisti (Mike Kelley ) e registi come Derek Jarman, lavorando anche per alcune radio e sonorizzando spettacoli teatrali.
A conti fatti Scanner è una vera e propria chiave di lettura imprescindibile per avventurarsi non solo nei suggestivi paesaggi di quei territori a metà tra arte e suono, ma anche per comprendere il dna creativo delle ultime generazioni che con grande disinvoltura attraversano e manipolano ogni dispositivo tecnologico. Da diversi anni sono sostanzialmente due gli aspetti che hanno contraddistinto il modo di lavorare dell’artista inglese e che, avvalendosi di un linguaggio personalissimo e una poetica mutevole quanto mai coerente, lo hanno reso celebre: da un lato, la sua abilità a campionare, o meglio, a catturare voci e interferenze dall’etere (telefonate, rumori, voci e brusii) attraverso lo scanner, vero e proprio traduttore di dinamiche psichiche dell’individuo e inarrestabile sonda dell’inconscio collettivo. Lo scanner assume così la valenza di una protesi che ha indotto Rimbaud ad adottarlo come nome d’arte: l’individuo fa sistema unico con la tecnologia, il mezzo si fonde con il suo sistema nervoso trasformandolo in una duttile interfaccia in grado di tradurre e manipolare il mondo esterno. Non solo un vezzo bensì il sintomo di una precisa volontà a costituirsi come ‘conduttore iper-sensibile’ dell’elettricità statica ed emotiva che percorre l’intricato reticolo delle dinamiche metropolitane; la città, infatti, è il secondo elemento che da sempre lo ha attratto. Qualche anno fa con Surface Noise dopo aver catturato una serie di rumori da diverse sorgenti di Londra, li ha poi trasformati e riprodotti all’interno di un tipico bus inglese. Lo stesso lavoro lo ha poi mutuato riproponendolo nella città di Milano dove, dopo aver chiesto alla gente che incontrava le sorgenti dei loro rumori preferiti, è andato a fotografare i luoghi indicati per poi scannerizzarli e trasformali in suono. Rimbaud ha sviluppato, così, gradualmente una voracità a campionare e rielaborare diversi materiali sonori partendo da forme piuttosto astratte e “brute” fino a donare loro quasi una forma canzone, vicine alle sonorità drum’n bass o illibient (i cd Lauwarm Istrumentals, e The Quick and the Dead con Dj Spooky) o lounge venato di suggestioni cinematografiche (Free Choocolate love con David Shea), finanche a concentrarsi sulle pause che si generano nelle dinamiche linguistiche.
Sin da piccolo si è dilettato nella registrazione di voci, rumori di sottofondo, pause provenienti dalle strade: una specie di ‘grande-fratello’ che a nostra insaputa s’insinua nel privato nutrendosene e trasformandolo. È stato uno dei pochi a definire un particolare software in collaborazione con Tonne, un artista inglese, in grado di far reagire delle fotografie con il suono e fondere così perfettamente suoni e immagini, travasando e attualizzando, senza alcuna velleità, le teorie sulla sinestesia delle avanguardie storiche. La sua passione per la metropoli emerge anche nel caso del nuovo lavoro 52 spaces la rilettura del noto film l’Eclisse di Antonioni ambientato a Roma, da cui Scanner ha estratto brani di dialogo, suoni e rumori riproponendoli secondo una sua regia. Un film sonoro studiato appositamente per coinvolgere l’udito piuttosto che la vista dove le immagini (le ultime 52 del film) saranno riproposte in forma live, congelate e sottratte al flusso narrativo del film e tradotte in unico ambiente ricco di sfumature e suggestioni fortemente coinvolgenti.

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scannerdot.com
kunstradio.at/BIOS/scannerbio.html
fringecore.com/magazine/m1-2.html
otherminds.org/shtml/Rimbaud.shtml

marco altavilla


’52 spaces – performance live di Scanner’
Roma, The British School at Rome, nuova sala conferenze (The Sainsbury Lecture Theatre), Via Gramsci n° 61
Ingesso libero
Date e orari: giovedì 26 settembre 2002 ore 21,30 (anteprima ad inviti)
venerdì 27 settembre ore 21,30. Ingresso a sottoscrizione fino ad esaurimento posti
Info e prenotazioni: tel. 06-32649381; e.mail c.perrella@bsrome.it
Press Officer: Alessandra Santerini; santales@tin.it , tel. 335-6853767
‘52 Spaces’ è stato prodotto da The British School at Rome nell’ambito del progetto di commissioni “Viva Roma”, grazie al supporto di The Henry Moore Foundation ed è presentato in collaborazione con il RomaEuropa Festival


[exibart]

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  • Il progetto culturale dell'Accademia Britannica è senz'altro ambizioso e interessante: quattro mostre all'anno di artisti britannici che fanno il loro omaggio a Roma. La ristrutturazione dell'edificio, effettuato con la collaborazione di due diversi studi di architetti, tiene conto di tutti i più moderni accorgimenti (materiali adottati, suddivisione degli spazi, abbattimento totale delle barriere architettoniche). Veramente nuova e originale ho trovato la soluzione adottata nella sala conferenze e/o spazio espositivo, a seconda delle esigenze. Se si ha la necessità di svolgere una conferenza, il pavimento è a gradoni; se al contrario, la necessità è quella di fare una mostra, i gradoni, in realtà pedane mobili, si alzano tutti allo stesso livello ed il pavimento diviene piano.
    L'opera di Scanner, già in distribuzione, è secondo i miei gusti, monotona e affatto originale, ma forse perché troppo "inglese".

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