”E tanti soli si trovano così a gravitare intorno a noi osservatori, si rendono parzialmente visibili, ma un attimo dopo potrebbero essere scomparsi”. Emergono solenni, decentrati dall’inquadratura, imponendosi nella loro monumentalità. Fanno il verso all’austero ed emblematico gran cerchio in vetro visibile anche quando si sorvola la città dall’alto. Evocatore d’infinite simbologie, modello di perfezione, il cerchio ritorna a scandagliare l’immaginario pittorico di Rosanna Rossi.
Otto grandi opere ad acquerello si stagliano tra le pareti dello spazio Zoom nell’esigenza di raggiungere un equilibrio estetico tra la costante geometrica e l’intensa sperimentazione che caratterizza l’ambivalente percorso dell’artista. Sequenze circolari dalle vibranti modulazioni tonali spezzano il rigore formale a favore di variazioni su un unico tema. Lievi dissolvenze accompagnano tracciati ondulati che attraversano i grandi cerchi. Fitti e articolati reticoli si amalgamano alle velature dell’acquerello che s’intensificano verso l’alto lasciando emergere l’inquietante oscurità dei bruni. Talvolta le stesse texture rivelano cadenze ritmiche giocate sui valori tonali in un linguaggio segnico che evidenzia cromatismi inaspettati tra campiture che dal grigio pallido giungono al nero assoluto. La componente analitica, la sintesi formale e la certosina quanto esperta manualità fondono colore e segno in alternanza tra il rigoroso ordine progettuale e l’istintiva libertà espressiva, in un connubio che esula dalla freddezza del geometrismo minimalista, proprio delle correnti astratte degli anni sessanta, a favore di un’intensa liricità.
La riflessione sulla condizione umana, le angosce di un’epoca ritenuta sulla via della degenerazione, la continua ed ossessiva ricerca di un equilibrio mai assoluto vengono incarnate dall’incisiva espressività dei versatili cerchi di luce, summa dell’eterogeneo percorso artistico, come emerge dalla penna di Raffaella Venturi: ”Inquietudine e riflessione, turbamento ed emozione estetica, sono gli stati d’animo che accompagnano alla vista di questo ciclo di opere che l’autrice ha chiamato ‘Oscuro sole di tenebra’. Perché il sole è uno, ma in questa ossessione si moltiplica”.
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