Il Carnevale nei paesi dell’interno dell’Isola ha un’atmosfera cupa e tragica, è privo di maschere variopinte ed è lontano dall’idea comune che si ha di questa festa. Ad Oristano, Mamoiada, Olzai, Fonni, Ottana, Bosa, Ollolai, Samugheo, non sfilano i tradizionali carri allegorici ma si rinnova una tradizione secolare, sentita e vissuta.
Si comincia con i Fuochi di Sant’Antonio e si prosegue con le tradizionali sfilate del giovedì e del martedì grasso, dove dominano i colori scuri della dura vita agro-pastorale, il rumore dei campanacci, il gemito degli animali. Nelle diverse interpretazioni, tutti rappresentano lo stesso rito, antichissimo, legato all’anno agrario, al ciclo di morte e rinascita della vegetazione ed all’auspicio per una buona annata. Il Carnevale nel cuore della Sardegna è segnato da una cultura arcaica e ricchissima.
Mamoiada (nu) è il paese emblema, è qui che sono stati riscoperti e riproposti i rituali di una ricorrenza che in origine era la consacrazione al dio Dioniso. “Mammuthones” e “Issohadores” sono i personaggi del Carrasegare (letteralmente: carne viva da lacerare, da fare a pezzi) che sfilando per le vie del paese rinnovano il rito delle feste dionisiache dove capretti o agnelli venivano immolati in memoria della morte di Dioniso, dio della vegetazione. Nella sua manifestazione esteriore il culto si è conservato lo stesso la differenza è che nel nostro tempo non se ne comprende più il signicato.
Oristano e la “Sartiglia” rappresentano un’altra faccia del carnevale, qui si vive come una grande gara equestre dalla quale trarre buoni auspici per la produzione agraria. Precisi rituali come quello della “vestizione di su Compoidori” e la partecipazione popolare per la corsa delle “pariglie” sono la dimostrazione di quanto viva e sentita sia la tradizione.
Ancora un altro modo di vivere il carnevale nel Karrasegare ‘osinku, cioè il carnevale di Bosa (Nu), che è la mostra di quanto varia e curiosa sia stata la trasfigurazione della festa fino ai giorni nostri.
L’obiettivo di Giancarlo Deidda ha immortalato le maschere ed i rituali più caratteristici del carnevale della Sardegna centrale, le schede di Dolores Turchi spiegano i significati e le origini profonde di tali rappresentazioni. Si percorre l’isola attraverso un itinerario di tradizioni popolari che solo di recente sono state riportate alla luce e studiate. Trasmissioni di memorie che sopravvivono grazie alla passione di chi vi partecipa ed al crescente interesse turistico che vanno assumendo.
articoli correlati
Il Museo delle maschere a Mamoiada
Il carnevale secondo Franco Pinna
marco peri
vista il 5 marzo 2003
Presso Le Stanze della Fotografia, sull’isola di San Giorgio Maggiore, fino al 5 luglio, una grande retrospettiva dedicata a Horst…
La galleria parigina sceglie Porta Venezia per la sua prima sede fuori dalla Francia e inaugura con Sutura, personale di…
Arte contemporanea, danza e musica per la Cerimonia di Apertura Paralimpica realizzata da Filmmaster: Alfredo Accatino ci racconta il progetto…
La Fondazione Il Bisonte presenta le opere di Lori Lako, Leonardo Meoni, Bianca Migliorini e Chiara Ventura, nella mostra conclusiva…
Margaret Whyte rappresenterà l’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con un’installazione che intreccia tessuti e resti tecnologici per riflettere sul…
L’inchiesta di Reuters sull'identità di Banksy apre una domanda: a chi giova conoscere il suo vero nome? Un’analisi del suo…