Allievo del pittore Antonio Amore, nel 1983 Antonio Porru (Sanluri, 1950) lascia progressivamente la pittura per dedicarsi alla produzione ceramica che in Sardegna vanta una lunga ed importante tradizione avviata da Francesco Ciusa. Cinquanta le opere selezionate per la mostra cagliaritana tra disegni e bassorilievi, suddivisi in due principali filoni: “Asciugamani” e “Steddus Nieddus”. L’argilla utilizzata da Antonio Porru non è quella materia importata, raffinata e già pronta per l’uso, ma è la
Particolarmente suggestivi i contrasti cromatici degli “Steddus Nieddus ” (Stelle Nere) dove all’argilla refrattaria bianca si sovrappongono pezze di ingobbio nero. Opere che passano attraverso la fornace e che per definizione dello stesso artista divengono “Sudari dei nuovi Cristi. Asciugamani di terracotta, traforati e ricamati come tappeti o dolciumi della nostra tradizione, gioiosi ma simbolicamente tragici”.
Primitivismo e sintesi formale contraddistinguono i rilievi di Antonio Porru che possono essere facilmente riconducibili alla serie di terrecotte realizzate da Costantino Nivola negli anni Settanta ma che sembrano conservare memoria anche dei pregiati dittici eburnei altomedievali.
Quello di Antonio Porru è un codice segnico profondamente lirico e spesso drammatico come affiora dalla lettura dei “Ritratti” e “Autoritratti”. Fortemente espressionistici i volti rivelano le
Due cicli di opere, quelle in mostra, apparentemente diverse ma accomunate dalla sintesi formale e da un poetico linguaggio segnico che riesce a trasmettere forza espressiva e dinamismo ma anche a riflettere l’arcaicità di una terra antica.
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