Ritratti di fronte, di lato e posteriormente, con spirito quasi documentaristico, i paffuti volti sapientemente dipinti dei bambini dallo sguardo perso di Giuliano Sale hanno barba e baffi come adulti e pelliccia nel resto del corpo come animali. Molti hanno corna e orecchie mostruose. Uno osserva, tra l’inorridito e l’intontito, l’esito dell’intervento chirurgico che con successo gli ha trapiantato una coda per un naso, che risulta quindi spropositamente allungato. Anche gli animali mostrano il volto con menomazioni di varia entità: il cane porta orecchie da pipistrello ed è cieco, così come il maiale.
La Nuova Figurazione del giovane artista sardo, ispirandosi anche ai lavori dei fratelli Jake e Dinos Chapman, così come alle dissacranti e pulp istantanee del fotografo Joel Peter Witkin, si confronta con il tema del Male e denuncia l’incapacità dell’uomo contemporaneo di accettare i limiti e le imperfezioni dell’umanità.
Le tecniche di ingegneria genetica, che utilizzano anche animali per gli esperimenti di laboratorio, espropriano inoltre l’uomo comune dalla facoltà di decidere quanto vivere con un atteggiamento di sfida o di rispetto nei confronti della natura. Viviamo tutti in un mondo sempre più geneticamente modificato dall’uomo, tutti ne sperimentiamo gli effetti nell’aria, nel cibo, mentre pochi detengono potere decisionale e intervengono su questi temi. Embryo–onis ne mostra lucidamente e simbolicamente i rischi: grossi topi sfuggiti ai bassifondi dell’umanità e simbolo di una natura maligna, poco evoluta, saltellano sui morbidi corpi di bambini che con loro giocano e persino li mangiano: è saltato evidentemente anche l’intuitivo naturale meccanismo di ribrezzo.
La stessa inconsapevole e pericolosa ingenuità è quella del bambino idrocefalo, rappresentato nel dittico, che, alla ricerca di calore e relazione, tenta un approccio con un ratto gigante dallo sguardo per nulla rassicurante.
Il bicromatismo delle opere è funzionale all’essenzialità del messaggio. Le tinte sono fredde e solo l’espressione vitrea degli sguardi dei personaggi trasmette umane emozioni. Embryo–onis è una discesa nell’Ombra, nelle immagini oscure di tutto quanto la società contemporanea rifiuta e allo stesso tempo cerca di dominare, con il freddo strumento della ragione, con quella scienza che non si pone limiti. Il delirio di onnipotenza è dietro l’angolo. Nella rassegna dei volti degli abitanti del mondo globale geneticamente modificato di Giuliano Sale non compare figura femminile. L’anima in questa occasione non presta il suo volto.
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