Categorie: sardegna

fino al 21.V.2002 | Artigianato artistico – recupero e salvaguardia | Cagliari, Cittadella dei Musei

di - 16 Maggio 2002

Un artigianato, quello isolano, che piace, è di moda, esportato come manufatto di qualità e da sempre riconosciuto come unico per le sue origini antichissime, i temi grafici e i materiali utilizzati. Tradizione tanto forte quanto bisognosa d’essere tutelata, afferma Il Club Unesco di Cagliari attraverso questa mostra, con la formazione di nuove generazioni di artigiani e non ultima la preservazione dei materiali da essa utilizzati.
Trame e orditi preziosissimi sono quelli decorati con la seta di mare, materia della quale parla la Bibbia e la cui tradizione antichissima risale in Sardegna al tempo dei fenici. Storia remota di un elemento prodotto dalla pinna nobilis [mollusco bivalve dei mari europei], fatta di mito e lucentezze oro bruno, oggi sempre più difficile da reperire e da lavorare. L’unica in Sardegna a filare e a tessere le ciocche di bisso è Chiara Vico, erede di questa tradizione le cui opere, da aggettivare solo con superlativi, sono esposte insieme alle sculture in ossidiana – lucida e nera – di Karmine Piras. In questa sfida di materiali preziosi tra lucentezze da vetro vulcanico e ciocche oro bruno, s’insinuano gli intrecci arabescati della filigrana, peculiari dell’oreficeria isolana esposti insieme agli strumenti tradizionali per la lavorazione, concessi da Giancarlo Rolla. Non potevano mancare, in questa kermesse di tradizione, i costumi: bellissimo quello femminile di Cagliari del XVIII secolo ricamato in filo d’argento.
La manifattura tessile di Tempio è rappresentata attraverso il ricamo della tradizione locale: Punt e nù e punt’a brodu. Il primo esclusivamente geometrico, viene ricamato su trama larga, mentre il secondo, su quella sottile, rigorosamente bianco su bianco.
Di sicuro interesse gli elementi d’arredamento [poltrone e sedie] di Maria Grazia Oppo che reinventa la funzione delle imbarcazioni tradizionali in giunco – Is fassonis -, tipiche dei pescatori dello stagno di S.Giusta. L’artista di Ghilarza utilizza un elemento che viene dalla tradizione dei palamitai del Sinis, la cui testimonianza più antica, oggi conosciuta, è del 1616, ma è facilmente intuibile che l’origine di quest’imbarcazione sia assai più remota [non fosse altro per le similitudini con le imbarcazioni egiziane a fasci di papiro, o quelle di altre zone del Mediterraneo]. La Oppo, dicevo, realizza una sintesi tesa al nuovo, capace tuttavia di recuperare suggestioni formali dal passato, rielaborando e riutilizzando un elemento che da strumento di lavoro diventa strumento da riposo. Intrecci di giunco e ferro nero costituiscono le ‘sculture a quattro zampe’ di culle, poltrone e chaiselongue, disposte tra cellofan, pareti di roccia – gentilmente offerte dallo spazio espositivo – e filtri d’acciaio, versione industriale del più naturale schoeno plectus lacustris. Minimalismo di forme e materiali: la tradizione è sempre ecocompatibile.

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Artigianato artistico: recupero e salvaguardia, fino al 21 maggio, Cagliari, Cittadella dei Musei, Sala delle Mostre Temporanee, Piazza Arsenale, dal martedì alla domenica, orari 9 – 13, 17 – 20, ingresso gratuito, telefono 0706757000

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