“O, come il tondo della pienezza che si oppone al quadrato del finito. O, come la lettera che è la firma misteriosa del suo lavoro. O, come lo zero forse, segno della vanità delle cose, provata da ogni artista degno di questo nome.” Così scriveva Jean-Pierre Delarge dell’opera di Ermanno Leinardi (Pontedera, 1933) in occasione della mostra presentata a Parigi nel 1986 e riproposta a Cagliari vent’anni più tardi. Sul rigore della linea retta e sull’ambiguità formale della O, in quanto ellisse, si fonda la ricerca estetica dell’artista, che dal 1960 indaga le infinite possibilità del segno. O che si pone in antitesi alla perfezione del cerchio e alla sua immobilità, che nasce dalla casualità di una macchia di colore caduta per terra e dalla sua capacità di disporsi sul piano, che instabile e precaria costruisce spazi ambigui della percezione.
Si liberano della rigidità del bianco e nero le dodici opere in mostra allo Spazio Zoom, affidando al colore la dinamicità della rappresentazione. Connotate da campiture piatte dai cromatismi opachi -sulla gamma di grigi, verdi, ocra e azzurri smorzati nelle loro accensioni- sono concepite in base alla relazione con l’ellisse che talvolta si dilata nello spazio altre implode palesandosi attraverso le leggi del “grande contrasto” in microstrutture della visione, per dirla con Argan.
Memore di un costruttivismo depurato da connotazioni politico-sociali, Ermanno Leinardi approda allo spazio ambiguo dove il segno è accolto dalla sua costruzione impossibile, da quell’inganno percettivo che caratterizza l’intera opera e al quale si aggiunge inaspettatamente il carattere ludico. Asimmetrie, alterazioni improvvise della linea sfuggono alle rigide leggi gestaltiche, all’algida rigorosità scientifica a favore di una pittura
Cofondatore del Gruppo Transazionale e del Centre Constructivisme et Mouvement di Parigi, l’undici novembre 2000 Leinardi dà vita al Museo d’Arte Contemporanea di Calasetta, donando una collezione di oltre cento opere, raccolte in quarant’anni d’attività tra Parigi, Zurigo e l’Italia. L’obiettivo primario dell’artista -che è stato sotto l’egida di critici del calibro di Argan, Dorfles e Maltese e ha stretto rapporti con i più grandi avanguardisti europei- è dare visibilità e continuità esclusivamente a quelle correnti che dall’astrazione geometrica o lirica giungono al concretismo plastico. Eliminando il superfluo, sintetizzando la realtà, focalizzando lo spazio come elemento variabile per un percorso in cui nulla è casuale ma dove l’enigma inequivocabilmente affiora. Lo stesso enigma del monema O, che “scivola lungo una curva, s’imprime in teoria su un piano fisso, si dissemina in satelliti di luna piena, si taglia come una sbarra che vieta il passaggio.”
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