La Spagna ritorna in Sardegna dopo quattro secoli di dominazione. Ritorna quasi a recuperare la perduta colonia del Mediterraneo con una nuova “invasione” che parla il linguaggio dell’arte del profondo sud, quello Andaluso, acceso ed esagerato, caldo, vivace, ma anche oscuro e greve. L’antica Signora si propone nell’ ex colonia con le fattezze della Cantora di Diego Lopez, degna sostituta di una delle ‘padrone di casa’ del museo man: Donna con cesto di frutta, di Giovanni Ciusa Romagna , con la quale condivide gli occhi sensuali e vivi come carboni ardenti. Un passaggio di testimone, un incrocio di sguardi che rimane impresso. Paragoni a parte, il pretenzioso titolo dell’ultima produzione del man soddisfa le aspettative e nello stesso tempo sorprende il visitatore assiduo, abituato dall’istituzione nuorese non certo a prepotenti cornici di stucchi dorati o ad artisti quali El Greco, Zurbarán o Murillo.
Frutto di una lunga gestazione, il museo provinciale ospita le opere provenienti dal Museo delle belle arti di Siviglia e da alcune collezioni private. Si comincia con le esagerate deformazioni di El Greco artista che più di tutti racconta lo spirito irrequieto della pittura spagnola a cavallo tra ‘500 e ‘600; si prosegue poi con gli altri nomi della cerchia Andalusa: Francisco Pacheco, Juan de Roelas, il già citato Francisco de Zurbarán, pittore del “tutto tondo” e, soprattutto dell’artista Sivigliano per eccellenza Bartolomé Esteban Murillo . Quest’ultimo è presente con due grandi opere, due Dolorosas [1660 circa] di notevole espressività barocca. Via di seguito i ritratti, le sante, le
andrea delle case
vista il 14 dicembre
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