“…Io trovo inutile e noioso rappresentare quello che è, poiché nulla di ciò che è mi soddisfa. La natura è brutta, ed io alla trivialità positiva preferisco i mostri della mia fantasia…” (C. Baudelaire)
Il dominio della realtà fantastica e la profondità delle tempeste interiori accomunano la poetica di Baudelaire alla dimensione artistica di Maria Luisa Delzotto. “Il titolo della mostra è un omaggio a Baudelaire, la lettura delle cui opere ha accompagnato spesso il mio lavoro, dandomi la sensazione che assecondasse i miei pensieri e i miei sentimenti ”.
La ricerca di spazialità e la sensibilità cromatica, che caratterizzano la produzione dell’artista, facilitano l’espressione di un dramma che ha segnato la sua infanzia quando costretta ad abbandonare l’Istria dovette rifugiarsi in Sardegna. Questo dramma ritorna come motivo ricorrente nella prora di una barca che squarcia l’omogeneità cromatica emergendo dalle tempeste
Pregna di significati allegorici, la poetica della Delzotto corrisponde all’essenza della malinconia baudelairiana ma rimanda anche all’infinita spazialità di Friedrich che dissolve il paesaggio per rivelare i drammi e le inquietudini della natura umana. A tutto questo l’artista unisce materiali plastici che con il potere della fiamma riesce a modellare sulla tela creando torsioni e lacerazioni. Talvolta le trame plastiche di burriana memoria bruciate e raggrinzite lasciano intravedere le infinite sfumature sottostanti. Tagliata da superfici dense e grumose la pittura lirica dell’artista acquisisce una sorta di deformazione ed accentua quei paesaggi interiori, specchio dell’animo inquieto e dello smarrimento di fronte alle contraddizioni dell’uomo, tanto cari al grande poeta dei Fleurs.
“…Il buon senso ci dice che le cose della terra non esistono che ben poco, e che la vera realtà non è che nel sogno ” (C. Baudelaire).
roberta vanali
vista il 19 ottobre
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