La mostra preferisce l’aggettivo folle e non il sostantivo follia. Forse perché il termine Follia rimanda alla bizzarra condizione del Hidalgo don Qijote , o per rimanere in tema cavalleresco a quella di Orlando: “furioso d’amore”. La parola Folle invece, sa di condizione anormale nell’accezione più buia, d’alienazione mentale capace di generare mostri come il goyesco “sueño de la razon”. Folle inoltre prevede un’ambiguità semantica valida nel senso di condizione, gesto
Al Vernissage, le presentazioni: due sedie e una piccola Graziella nera. La prima sedia, vuota, ospita spiritualmente Ventimiglia, artista scomparso e considerato erroneamente folle; l’altra sedia è occupata dalla Pinna che preferisce non parlare affidando alla sua installazione e alla generosa scollatura la propria presenza; mentre al centro è posta la bicicletta, modello Graziella, di Pietrolio. La piccola bicicletta rappresenta il mezzo con il quale l’artista, incappucciato fetish e di nero vestito, irrompe nelle mostre altrui imponendo/proponendo le sue opere, salvo poi disertare, come in questo caso, la propria inaugurazione.
Ma parliamo delle opere. Ivo Serafino Fenu, citando Dubuffet, ci propone una traccia, una base da cui partire: “La creazione artistica, ovunque compaia, è in
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vista il 28 febbraio
Folle. A cura di Ivo Serafino Fenu, Oristano, Gallery, Via Garibaldi n. 68 Tutti i giorni dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 20. Ingresso gratuito. Informazioni 347 0068195
[exibart]
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