La Decoder Island, immersa in una soffusa atmosfera di degrado periferico, in un contesto di desolazione dove ci si chiede se la relativa calma sia quella che precede la tempesta o quella immediatamente successiva, ha inaugurato il 5 giugno scorso la mostra permanente del Professor Bad Trip, curata da E. “Gomma” Guarnieri, per il lancio nel mondo reale del libro L’arte del prof. Bad Trip, edito da ShaKe edizioni underground.
Gianluca Lerici era il vero nome del Professor Bad Trip, morto il 25 novembre del 2006. Personalità di rilievo internazionale della cultura underground è stato un artista a trecentosessanta gradi. Nella sua carriera si è cimentato in vari campi della creatività, dalla musica al fumetto, fino al design di interni e di oggetti, con la particolare caratteristica della sperimentazione, provando sempre il maggior numero possibile di supporti e tecniche.
La struttura nelle quale si snoda il percorso espositivo è fatiscente, tra lamiere imbrunite, tubi scoperti, catene ossidate e reti di metallo. Per vedere le opere in mostra bisogna attraversare tunnel, aprire porte metalliche automatiche, sensibili al tatto, e salire scale pericolanti a strapiombo sul vuoto. Una cornice ideale per poter osservare ed entrare in empatia con la produzione artistica del Professore.
Quelle che ci troviamo davanti sono visioni di distorsioni mentali, ansie, mutazioni e mostri, carichi di una forza cromatica violenta, di chiaro stampo psichedelico e cyberpunk, che dissolvono la consistenza reale e qualsiasi tangenza terrena dei soggetti dipinti.
Nelle tele su acrilico, chine, xilografie e disegni esposti, dove in apparenza caos e illogicità tiranneggiano, ad un’attenta analisi vediamo affiorare i temi cardini della poetica d’attacco del Professore, quali la morale, la politica, il problema ambientale e la realtà sociale. In altri quadri, uomini, animali, oggetti e macchine finiscono per fondersi in nuovi esseri animati da nervi, scosse elettriche e chip. Figure totemiche ammantate di drammaticità che richiamano alla memoria l’arte precolombiana animano superfici spesso solcate da un denso linguaggio segnico. In lui il segno barocco di Haring si fa rococò.
Le vedute e gli spaccati presenti in Decoder sono impregnati di panico e angoscia, e hanno un’alta capacita di calamitare l’attenzione di chi osserva. Ed emerge con prepotenza l’influenza di coloro i quali possono essere considerati i numi tutelari dell’arte e del mondo surreale alla deriva di Bad Trip, gli scrittori William S. Burroughs e James G. Ballard.
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www.decoder.it
www.profbadtrip.org
carlo ercoli
mostra visitata il 12 giugno 2007
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