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Fino al 30.III.2013 | Angelo Savelli, Maestro del Bianco | Catanzaro, Marca

di - 29 Gennaio 2013
Un percorso lungo una settantina di opere, una sinfonia che parte con i toni accesi del colore. Poi lentamente allenta il ritmo e va verso l’assoluto dell’immateriale, del rarefatto. Come raccontava Angelo Savelli: «Io vedo con occhi bianchi. Io penso con bianca mente. Io agisco con bianche mani in un bianco corpo. Io cammino in un bianco mondo. Io respiro in bianco cielo. Io sono in alto alto su una bianca montagna e respiro e sto guardando qui profondamente…». Parole scritte nel ’59, un vero inno al grande bianco dell’artista calabrese, allergico ai compromessi, che aveva rifiutato alla fine dei Cinquanta il contratto con Leo Castelli, apprezzato da grandi come Fontana, Burri, Motherwell, Reinhardt, e Newman, meno valorizzato del dovuto, secondo Alberto Fiz, curatore insieme a Luigi Sansone della mostra “Angelo Savelli, Maestro del Bianco”, visitabile fino al 30 marzo al Marca di Catanzaro. Partenza nella prima grande sala con gli anni Trenta, con il colore, tra ritratti e paesaggi di impronta espressionista, dove non domina la descrizione naturalistica, ma emerge l’interesse di Savelli per la costruzione delle forme; siamo ancora lontani da quella che sarà la sua svolta verso il bianco, segnato da un preciso inizio, a metà anni Quaranta che coincide con la sua visita in una chiesa a Firenze, dove la luce biancastra, ha per lui la forza di una rivelazione. Da allora sviluppa la sua tendenza al bianco, un passaggio graduale che si intravedeva già nelle opere del periodo della Scuola Romana, in quei cieli dove appaiono spazi candidi al posto delle nuvole, i primi segnali dell’utilizzo del non colore.

Poi il bianco esplode potente, diventa energia, lascia il mondo degli oggetti, Savelli si conferma un artista lirico, poco analitico. In White Space il segno è circoscritto in una zona del quadro, assediata dal bianco che sta guadagnando terreno. È nel ’57 con Fire Dance, che scompare completamente il colore, per una quarantina di anni rimane solo un protagonista, l’eterno bianco. Alla fine dei Cinquanta arrivano sabbia, sughero, come in Vertical White, per costruire opere con superfici ruvide, dove il ritmo è composto solo da ombre e rilievi. Sono le famose corde, che ricordano il legame con il mare del suo paese, Pizzo Calabro, e che richiamano il legame più importante, quello tracciato dal cordone ombelicale, le protagoniste delle opere della sala maggiore del Marca, come Shelter 12th Floor, o l’installazione Dante’s Inferno, fatta da 25 elementi, dove la corda all’interno di colonnine di alluminio dipinte di bianco, simboleggia questa volta, l’uomo. Negli anni Settanta, Savelli decide di eliminare il telaio, e analizza nuove forme, trapezoidali, triangolari, e romboidali, un modo di oltrepassare le regole imposte dal rigido quadro, poi arrivano il lavori degli anni Ottanta, di grandi dimensioni, evoluzione estrema del quadrato di Malevich, ancora un altro aspetto della vasta produzione che la mostra del Marca analizza scrupolosamente nei passaggi dell’artista intento a scoprire lo spazio etereo, per lui un infinito misurabile che doveva trovare una verifica: «Lo spazio che concepisco è non oggettivo. È uno spazio quasi non-reale, non-definito, non-conosciuto, solo formale… È qualcosa che si espande senza definizione».

Bettina Bush

mostra visitata il 15 dicembre 2012

Dal 15 dicembre al 30 marzo

Angelo Savelli. Il maestro del Bianco

a cura di Alberto Fiz e Luigi Sansone

Museo Marca

Via Alessandro Turco 63- (88100) Catanzaro

Orari: da martedì a domenica 9,30-13; 16-20,30, lunedì chiuso; ingresso 3 euro

Info: tel 0961 746797, Info@museomarca.com, www.museomarca.info

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