La protesta rosa del Pussyhat project |

di - 9 Marzo 2017
Il pussyhat, il cappello rosa fatto a maglia indossato da migliaia di donne durante la manifestazione contro Trump lo scorso 21 gennaio, è entrato nella collezione del Victoria and Albert Museum di Londra.
L’accessorio, diventato simbolo della protesta femminile in tutto il mondo, è oramai “un’espressione immediatamente riconoscibile della solidarietà femminile e simbolo del potere dell’azione collettiva” come ha dichiarato da Corinna Gardner, curatrice del museo.
Due mesi fa, proprio in vista della Women’s march, le fondatrici del progetto Jayna Zweiman e Krista Suh, insieme a Kat Coyle, proprietario di un negozio di filati di Los Angeles, hanno diffuso online istruzioni, tutorial e modelli scaricabili per permettere a chiunque di realizzare il proprio pussyhat.
L’iniziativa del museo londinese fa parte del programma Rapid Reponse, che mira a portare gli oggetti legati a eventi globali e politici attuali nella propria collezione permanente. Tempismo perfetto quello del V&A, proprio in occasione della giornata internazionale della donna, quest’anno segnata dallo sciopero globale a cui hanno aderito più di 40 Paesi del mondo: dal A Day Without a Woman alla manifestazione #NonUnaDiMeno organizzata in Italia. E mentre da noi il Mibact garantisce l’ingresso gratuito nei musei per tutte le donne per 24h, gli Stati Uniti, anche in reazione alla minaccia Trump (e alla sua misoginia), si concentrano su iniziative di gran lunga più concrete: a partire da questo mese fino alla fine dell’anno, alcune delle più grandi istituzioni museali del Paese (il Moma di New York, l’ Institute of Contemporary Art, Boston di Boston, il MOCAD di Detroit, per citarne alcuni) hanno organizzato un considerevole numero di programmi tutti al femminile.  (NG)
Fonte: Artnet

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