Sono, purtroppo, molto rari gli appuntamenti di questo genere: poter seguire lo sviluppo del lavoro di uno dei maggiori sperimentatori della ricerca video, Robert Cahen (Valence, 1945), internazionalmente noto per il rigore della riflessione sul mezzo espressivo e le sue caratteristiche, incessante esploratore di regioni e città, così come del linguaggio video, capace di disarticolare il tempo della narrazione (Karine, 1976 e Just le temps, 1983) e di sondare la profondità di un’immagine (Voyage d’hiver, 1993 e Corps flottants, 1997).
Formatosi alla scuola della musica concreta di Pierre Schaeffer , ha mantenuto una costante attenzione alla dimensione sonora del paesaggio urbano, collaborando
Questo artista è capace di dare corposità all’immagine elettronica, la lavora come fosse un bassorilievo, la distorce con grande raffinatezza, ne esalta le trasparenze e la trama. Nei suoi lavori il soggetto si smarrisce, l’individuo scompare e rimangono solo le sue invarianti: paura, fiducia, abbandono, gioia, piacere (come in 7 Visions fugitives, 1995). Stati d’animo evocati con immagini di raffinata eleganza, montate con grande sapienza, che catturano lo spettatore e lo trasportano “oltre lo specchio”: gli fanno attraversare l’esile diaframma che separa il guardare, dell’occhio, dal sentire e conoscere, della coscienza.
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francesca gallo
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