All’inizio degli anni Trenta una vistosa Bmw 750 percorreva le strade polverose di Bagheria. Al volante c’era un giovane e affascinante esploratore con il pallino della fotografia, Fosco Maraini, che da lì a qualche anno avrebbe abitato in questo angolo di Sicilia, a Villa Valguarnera, celebre per i suoi «mostri» di pietra, di proprietà della moglie Topazia Alliata, madre di Dacia, Yuki e Toni.
Sono trascorsi molti anni, adesso Fosco Maraini ha novant’anni e mille storie da raccontare, frutto di un’esistenza trascorsa in giro per il mondo, specie tra Giappone e Tibet, alla scoperta di usi e tradizioni da investigare in compagnia della sua fedele macchina fotografica.
Le immagini del viaggio durato una vita sono un racconto che si materializza nelle fotografie della mostra “Il Miramondo“, nelle settecentesche sale di Palazzo Butera, curata da Cosimo Chiarelli, promossa dal gabinetto scientifico letterario Vissieux di Firenze e organizzata dall’assessorato regionale ai Beni culturali e dal centro regionale Catalogo e documentazione beni culturali. In esposizione circa 140 fotografie, in bianco e nero e a colori, in un percorso diviso in cinque universi tematici: Paradossi, sorprese, allegrie; Luoghi, climi, orizzonti; Volti, gesti, profili; Strade, incontri occasioni; Fedi, riti, speranze.
La mostra si apre con un video che mostra in un loop circa 400 fotografie di Fosco Maraini e termina con la proiezione di due interviste, una con l’autore e l’altra con Francesco Alliata di Villafranca, amico e compagno di avventure nelle profondità degli abissi a caccia delle prime immagini subacquee della storia con i giovani siciliani della Panaria Film Pietro Moncada e Quintino di Napoli. “Parte di questo materiale, fotografie e video – dice Fabio Granata, assessore regionale ai Beni culturali – costituiranno il nucleo del Museo della Fotografico che
Nell’ultima sala dell’esposizione, la deliziosa biblioteca tutta in legno, l’allestimento delle immagini gioca con gli spazi vuoti delle scaffalature, come pagine di un libro speciale da sfogliare con lo sguardo. Tra le immagini c’è un fitto dialogo, e i volti degli abitanti di sperduti villaggi tibetani sembrano misteriosamente rispecchiarsi in quelli della gente di Napoli, della Lucania, della Sicilia. I racconti sono da individuare attraverso tracce sempre diverse che possono essere un vestito, un luogo, un cartello con una scritta. Maraini è un fotografoantropologo, le sue immagini hanno una doppia valenza, estetica e al contempo di testimonianza, senza mai che un aspetto prevalga sull’altro. Durante la sua permanenza in Sicilia, intorno agli anni ’50 lo studioso aveva anche realizzato due importanti lavori fotografici, il primo dedicato ai mosaici bizantini e un altro dedicato al meridione d’Italia, entrambi inediti, che Francesco Vergara, dirigente del centro regionale Catalogo, spera di poter mostrare al più presto.
Paola Nicita
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