L’utilizzo della fotografia è il tratto di più immediata distinzione dei lavori di Daniela Papadia: tutti oli su tela realizzati fra i primi anni ’90 e il 2006, in cui il taglio della composizione è dato dai tempi meccanici di una ripresa spinta ai limiti di un iperrealismo pittorico.
L’opera dell’artista siciliana si articola all’interno di complessi cicli figurativi: dall’indagine sulle masse umane in movimento, colte in luoghi di inconsapevole comunione -la strada, il lavoro, il gioco, la preghiera- alle figure sospese come angeli in volo sulle teste delle stesse folle (Sospesi; Meteoros, 2002). Spesso inquadrate dall’alto e costrette entro prospettive deliranti, le icone di Papadia citano a piene mani dalla pittura manierista, riletta con gli occhi dei giorni nostri. Le sue figure galleggiano in uno spazio senza gravità; svuotate di peso, anelano ad una libertà dalla materia, che si pone alla ricerca di una distanza dalle cose del mondo, come conquista di una rinnovata esistenza.
Il ciclo Inside Me (2005) recupera suggestioni bibliche, mitologiche e barocche, e si concentra esclusivamente sulla rappresentazione di una donna incinta attraversata da una “freccia”: corpi nudi su cui sono proiettate immagini in trasparenza, come tatuaggi su una pelle affogata in riverberi di fuoco, sangue e acqua. La pittura della siciliana acquista allora toni caldi, sensuali, in un erotismo della vi
Save my name è il titolo dell’ultimo ciclo di dipinti realizzati dalla Papadia. Ancora una volta è l’ispirazione di un esotismo à la page a caratterizzare le ambientazioni delle tele che, tra misticismo e analisi antropologica, affrontano il tema dell’emigrazione. Il deserto è il teatro della messa in scena, luogo di contraddizioni e di ambiguità, terra di esodi di massa e di attraversamenti per la libertà.
Al ciclo Sospesi appartiene anche uno dei video in mostra –Sospesi (2002)- cui si aggiungono altri tre lavori video –Acqua, Fuoco, Sangue, 2004-2005- che anticipano l’iconografia di Inside Me, catturando il momento della penetrazione di una freccia nel ventre gravido della donna, mentre fiamme o flutti d’acqua fanno da sfondo simbolico e scenografico all’azione.
claudia di domenico
mostra visitata l’11 marzo 2006
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non tutto mi ha fatto impazzire ma sopravvivero'!
A palermo e gia' un miracolo vedere arte contemporanea.
Bella mostra e bravissima artista, chiaramente sottovalutata i quest'italietta che rifiuta l'interessante e si nutre solo di cazzate proposte dai mantenuti dell'arte... COMPLIMENTI
Buona tecnica, ma non ho capito cosa volesse dire il critico sulla maternità, la video opere è l'opposto, è la negazione della maternità semmai.