Un appartamento nel centro storico di Catania è il fulcro dal quale s’irradia una fitta rete di relazioni con il mondo dell’arte e con l’articolata cittadinanza locale: qui, in ciascun ambiente ha preso forma un’opera nata dall’incontro fra artisti e comunità etniche residenti in città.
ExtraOrdinario. Il valore dell’essere, con la direzione artistica di Teresa Macrì e Paola Nicita, ha dato vita al dialogo, non usuale e spesso difficile, fra mondi distanti, volto alla ricerca di un significato condiviso per i valori profondi, che strutturano individui e comunità. Si va da temi quasi archetipici: madre-madre terra; spiritualità; libertà-solidarietà; vitalità della luce; origine della civiltà; a quelli di urgente attualità rispetto delle differenze; famiglia; tradizione.
Ogni artista, in accordo con un gruppo etnico, ha interpretato uno di questi grumi emotivi e culturali. Le opere così concepite sono accolte, e protette, all’interno di uno spazio particolare, una casa, trasfigurata dalle parole espresse e pensate, dai colori, dagli odori, dai volti…
Come spesso accade quando visitiamo un’abitazione, anche qui siamo investiti da una serie di sensazioni, luminose, spaziali ma soprattutto olfattive che marcano il passaggio da un territorio collettivo e aperto – la città – ad un territorio chiuso e individuale – le mura domestiche.
Forse seguendo proprio questa suggestione molti degli artisti hanno connotato in questo senso il loro ambiente: un forte odore di curry pervade la stanza, nata dal confronto fra le comunità dell’Asia meridionale e Andrea Di Marco (foto), le cui le tele, con scorci architettonici, assomigliano a ravvicinate istantanee pittoriche di passaggi urbani. L’essenza che emana dal legno di cedro accoglie chi entra nell’angusto ambiente scelto da Sislej Xhafa per allestire una grande struttura in legno grezzo alla cui sommità si trova, celato e difeso come un fortino, un giaciglio, sotto il quale le assi formano un recinto-gabbia che ripropone la coppia semantica protezione-segregazione, ricorrente nel suo lavoro sulle clandestinità.
Agnese Purgatorio, in sintonia con le comunità dell’America Latina, ha interpretato il volto sacro della maternità in una stanza da letto sovrastata dalla grande foto di una moderna madonna con bambino dai tratti somatici indios. Sobrio, quasi severo, l’intervento di Bianco e Valente, i giovani napoletani che hanno dialogato con la comunità islamica, il cui secolare aniconismo la rende distante dall’Occidente. Ma la scrittura, antichissima e rituale forma di comunicazione, è
Dissacrante e provocatorio l’intervento di sapore metalinguistico del gruppo Stalker, che ha invitato un emporio di prodotti etnici a prendere il posto dell’opera, nella stanza dove si annodano i due estremi rappresentati dall’arte e dalla vita, trasferendo con un’urgenza non più contemplativa ma attiva, l’estetico nell’etico.
ExtraOrdinario. Il valore dell’essere raccoglie sensibilità e prodotti diversi, tenuti assieme dal filo rosso della casa, luogo di rifugio e protezione, ma anche di incontri non casuali né superficiali, che potrebbero aver luogo nello spazio pubblico urbano, ma profondi e raccolti, come quello fra culture, paradigmi simbolici. Una scommessa – che è parte di un più ampio progetto su Librino, moderna periferia cittadina – allevata con cura e perseveranza, e con la “dedizione alla bellezza” che l’associazione Fiumara d’arte ha voluto proporre anche in quest’occasione, caratterizzata dall’audacia e dalla caparbietà che da oltre dieci anni connotano il lavoro di un mecenate d’eccezione, Antonio Presti.
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francesca gallo
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Le mostre di Antonio Presti sono tutte delle emerite CAGATE!!!