Aleppo, Damasco, Palmira, Ebla e Bosra sono state le tappe principali del viaggio di Michele Canzoneri (Palermo, 1944) in Siria, nel luglio del 2003. Su invito del Ministro alla Cultura della Repubblica Siriana, l’artista siciliano ha incontrato gli allievi delle Accademie di Belle Arti di Damasco e Aleppo e ha proseguito, su un itinerario del tutto personale, la visita del paese, sperimentando occasioni di approfondimento e verifica del proprio lavoro di ricerca.
Noto soprattutto come autore delle moderne vetrate per il Duomo di Cefalù, Canzoneri si è spesso confrontato con antiche culture, rivisitandone, con sensibilità contemporanea, i valori di attualità. Così è stato per i cicli dedicati alla figura di Ruggero II (Il muro del tempo, Palermo 1992), o ai frammenti della Pietra Nera, reperto risalente alla V dinastia egizia conservato nel Museo Archeologico di Palermo (Argento, Milano 1993): tracce labili di un passato remoto e sfuggente, difficile da definire ma sempre presente quale autorevole controparte di un discorso mai interrotto sull’indagine delle proprie radici artistiche, europee e mediterranee in senso lato.
«L’ispirazione mi è venuta dall’Oriente» verrebbe da dire, prendendo in prestito una celebre dichiarazione di Matisse. E di fatto, per Canzoneri, l’incontro in presa diretta con l’arte siriana è stata -dice Stefano Malatesta nel suo testo in catalogo- una vera e proprio agnitio. Il riconoscimento cioè di un’appartenenza atavica a quei luoghi, a quelle cose, alla luce e allo spirito di quella terra, è stato lo scoprimento di possibilità artistiche nascoste, prepotentemente riaffiorate in superficie -frammento archeologico esse stesse- come sopravvivenza di tracciati poetici ancora da esplorare.
Con l’emozione viva, e un po’ ingenua, del viaggiatore neofita e appassionato, Canzoneri ha così appuntato sul suo taccuino di fogli antichi, in una rivisitazione quasi retrò dei diari di viaggio ottocenteschi di ruskiniana memoria, profili e piante di edifici, oggetti d’arte, reperti archeologici e orizzonti lunghi su cui perdersi. Sul tessuto della
Accanto ai lacerti di questo prezioso strumento di orientamento si trovano, in mostra, le opere realizzate a partire dall’esperienza del viaggio: le sculture Città nascono dall’interpretazione visionaria delle città siriane come trasparenti attraversamenti monolitici di luci e ombre nello spazio. Vetro soffiato e vetro acrilico propongono un gioco continuo di vuoti e di pieni, un’altalena visiva di improvvisi oscuramenti e rivelazioni. Come libri-epigrafi si aprono a verità scolpite sulla pietra che dichiarano, attraverso tutto un prontuario di segni iniziatici, la forza di un incontro possibile e fecondo fra culture simili e diverse. Possibilità non così scontata di questi tempi.
davide lacagnina
mostra visitata il 10 giugno 2004
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