Doppia personale con happening per lo spazio dei soci Pantaleone-Erbetta. Percorrendo la poderosa scalinata di Palazzo Rammacca, unâesplosione sonora investe a ripetizione gli spettatori. Lo show comincia giĂ lĂ fuori, con lâincipit burlesco, colto e straniante del duo Nardi_Scopetta (Andrea Scopetta, Macerata, 1977; Franco Nardi, Corridonia, 1974). NâOI è un semplice collage acustico, unâirriverente pernacchia seguita da una risata beffarda, citazione dichiarata e ben risolta a Gino De Dominicis e al suo DâIO. Alla risata inquietante del maestro (celebre opera del 1971) fa eco questa allegra esternazione di scherno, (auto)ironica trovata che introduce al cuore della mostra: non piĂš lââioâ ma il ânoiâ, il gruppo, la tribĂš, corrente instabile di controculture giovanili. E alla musica trasgressiva per eccellenza pare rimandare infine lââOIâ in cui si capovolge lâoriginario IO, evocando il termine slang britannico che indica unâevoluzione particolarmente violenta del Punk â77.
Da qui il link allâinstallazione principale è immediato. Se ne sta ritto e immobile su un cubo un giovane punkabbestia palermitano con tanto di tatuaggi, canottiera slabbrata, cane (di plastica) al guinzaglio e quellâaria un poâ sfatta di chi la vita lâha vissuta ai margini, tra eccessi e convinto randagismo. Il ragazzo sta lĂŹ, sul suo piedistallo, calato in un contesto borghese ed esposto allo sguardo di un pubblico eterogeneo e divertito. Ă il grado zero della rappresentazione, lâiperbole del realismo. Lâanti-eroe, il reietto del presente, è il giovane che sceglie la strada per sfuggire alle regole di un sistema soverchiante. Sistema da cui anchâegli è candidamente risucchiato: il punk è etichetta che fa branco, linguaggio trasversale, undergound sdoganato che non disturba e non
Infine, una poetica traversata intorno ai concetti di apolidismo e sradicamento, suggerendo voli pindarici tra pirati, naufraghi, homeless e flanĂŞur, liberi pensatori e ribelli di ogni tempo. Una zattera, costruita con assi di legno raccattate tra le vie della Palermo fatiscente, rende omaggio al concetto di âderivaâ. Nellâimmagine simbolica di una nave allo sbando si condensa una riflessione sul disagio sociale e un omaggio allâincantata esplorazione situazionista delle metropoli contemporanee. Lâequipaggiamento? Buffo e improbabile. Un neon come remo, per farsi luce in mezzo al mare, e un ventilatore che agita lo straccio issato a mò di bandiera.
Atmosfera festaiola per lâaltra personale, Canta che ti passa, firmata dalla coppia Cinacimino&Tammaro (Gabriella Ciancimino, Palermo, 1978; Annamaria Tammaro, Caserta, 1977). Estetica relazionale, approccio socio-antropologico, passione per le tradizioni popolari, fusione tra arte, gioco e vita quotidiana. Questi gli ingredienti base, conditi con una dose massiccia di ironia. Il risultato? Una pizzeria da sobborgo palermitano, tipico locale pittoresco imbevuto di umori kitsch e folk. Le due artiste ricostruiscono alla perfezione lâambiente, allestendo uno spazio di socializzazione ludica: linoleum per terra con effetto finto-parquet, tavolini e sedie di plastica, una tv sgangherata, suppellettili simil-bomboniera, immaginette sacre, quadretti da bancarella, striscione rosa-nero del Palermo. E poi pizza e vino per tutti, mentre un karakoista doc pensa ad animare la serata. Il pubblico dellâarte, catapultato a sorpresa in un ritrovo pop di periferia, canta dietro al microfono seguendo le parole dei brani che scorrono sullo schermo, e la gara è a chi riesce meglio a vincere lâimbarazzo, riscoprendo il proprio cotĂŠ piĂš trash e goliardico.
La scaletta, selezionata con cura dalle artiste, pesca nellâimmaginario musicale popolare dellâultimo secolo: dallo swing anni â30 del Trio Lescano a un mordace pezzo hip hop composto dai palermitani Stokka&MadBuddy; da uno sdolcinato successo neo-meolodico del napoletano Gianni Celeste, fino a un romantico evergreen come Sapore di sale.
Penalizzato da alcune debolezze strutturali (la ridondanza folcloristica o la durata limitata allâopening in galleria), lâesperimento risulta comunque convincente, proprio per lâinclinazione sociologica e umana che lo sostiene. Quello che conta è sondare il comportamento della gente, messa di fronte a unâesperienza inattesa che richiede la capacitĂ di prestarsi al gioco, al contatto, allâinterazione. Se Rirkrit Tiravanija cucinava cozze e curry al museo, a Palermo si canta Gino Paoli tra una margherita e un bicchiere di marsalaâŚ
helga marsala
mostra visitata il 3 luglio 2006
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Ma quanto ĂŠ brava la mia cuginetta Annamaria!
Se non ci sono problemi di copiright (e soprattutto lunga vita al copileft) giro questo articolo sulla nostra home page alla milanese.
W i neomelodici napoletani e il trio lescano
ottimo, dai, cosĂŹ si fa pantalo!
Bellissima mostra, forte, intensa e soprattutto nuova!! In una cittĂ morta, pochissimo attenta al contemporaneo.
Brave le Ciancimino & Tammaro, bravi i Nardi & Scopetta e brava la galleria che li ha invitati!!
ENZO PAOLO TURCI SEMMAI
BELLA MOSTRA PANTA MA I MIGLIORI RESTANO I MITICI ENZO PAOLO E BROSI
La mostra era bellissima!! Bellissima l'opera punk e bestia! Bravi tutti e quattro!!