Giovani artisti a confronto con il patrimonio storico della città, è questo il senso delle “muse gemelle”, la manifestazione promossa da Gai e Cedac in molte città italiane.
A Catania, le sale del castello federiciano accolgono i lavori dei sei giovani selezionati da Lucilla Brancato e Ambra Stazzone. Alcuni pezzi delle sofferenti collezioni civiche catanesi sono stati interpretati con i linguaggi dell’attualità, ammiccando al pubblico con provocazioni sul piano della fruizione museale, dell’interattività, della dissacrazione della storia.
Questo vale per Ipotesi di gioco di Daniele Alonge, che ironizza sulle proposte ludico-ricreative dei “servizi aggiuntivi” ormai dilaganti nei musei all’avanguardia; vale anche per i lavori di Nunziatina Mascarello, che trasforma la giovane e inquietante Ofelia di Mario Rapisardi (1865) in un’immagine pubblicitaria, Pazza da morire,
A questa logica non si sottraggono neanche la de-sacralizzazione del Cristo deriso di Mathias Stomer (1640 ca.), proposta da Loredana Catania, e l’interpretazione contemporanea, soggettiva e contraddittoria del “sii felice” – del mosaico romano del IV sec. d.c. -, realizzata da Francesco Paternò in Goditela! con parole-significati al posto delle tessere. Oltre la riflessione linguistica si sporge solo Annalisa Furnari che, favorita dalla collocazione in una delle anguste torri angolari del museo-castello, costruisce una moderna pala d’altare,Intimo effetto, all’insegna del rigore, del raccoglimento, dell’isolamento e dell’essenzialità.
“Certo, i giovani artisti che sono entrati in contatto con le ricche collezioni museali di tante altre città italiane hanno avuto stimoli assai più intensi e profondi”, dice Dario Vinci, quasi a sostanziare quella sensazione di occasionalità che permane nel visitatore, proprio come se il rapporto con il passato non fosse stato sufficientemente meditato, e non si sia riusciti a compiere il passaggio dal piano delle considerazioni sociologiche e mediatiche, a quelle specifiche di temi e aspetti di ciascun “pezzo” del museo.
francesca gallo
mostra visitata il 29 marzo 2003
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