E’ così che si presenta l’antologica di Nino Bruneo, pittore e scultore nato a Santo Stefano di Camastra cinquantuno anni fa. Sono ventidue i lavori che animano lo spazio della Fondazione Mazzullo nel Palazzo dei Duchi di Santo Stefano a Taormina. Gres, semigres e terracotte realizzate dall’artista dal 1991 al 2001. A queste si aggiunge una tempera acrilica su tavola, che diventa una doppia chiave di lettura per comprendere il percorso stilistico, tecnico e artistico di Bruneo.
Le opere di Bruneo si possono leggere su più piani. Il primo, eminentemente estetico: si tratta di sculture che ricordano le forme che solo la natura riesce a dare e che, al contempo, mostrano un aggancio alle prime espressioni artistiche del Mediterraneo. Un altro, invece, squisitamente tecnico: Nino Bruneo domina totalmente la materia, dando vita a solidi che mimetizzano la loro origine materica. Sculture che si aprono, del tutto inaspettatamente, mostrando i meccanismi interni che l’artista ha concepito per loro. L’ultima chiave di lettura, infine, è legata al messaggio-non messaggio che esse contengono. Non vi è premeditazione, nella poetica di Bruneo. Non vi è un messaggio imposto. Nonostante ciò, il visitatore assorbe e percepisce, intuitivamente, le stratificazioni culturali e umane che le hanno generate.
Daniele De Joannon
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