In una città dove l’arte cova sotterranea come la lava del vulcano e come essa erutta con cadenza irregolare, ben vengano le micro-mostre, sintomo di un’attività nascosta ma presente. I vulcanologi dicono che quando l’Etna sbuffa piccole colate è buon segno, è una valvola di sfogo che evita catastrofi. E dunque magari –in un contesto come quello catanese- meglio tante piccole apparizioni d’arte che un singolo evento pomposo. Così da Neo, piccolissimo spazio dove si creano oggetti con materiali di recupero e si progettano restauri d’interni, sono in mostra le micro-opere di new urban?.
Tre gli artisti coinvolti, per un lavoro che pone al centro dell’attenzione il nuovo urbano, con un intento investigativo. Studiando il relazionarsi con lo spazio in cui viviamo e cresciamo, in cui siamo, volenti o nolenti, attori e spettatori. Così le nove foto, in piccolo formato, di Fabio Speciale, divise in trittici, squarciano momenti di un’urbanità deteriorata. Un barbone nel cuore di Catania, in piazza Duomo, è inginocchiato elemosinando: viene ripreso da distanze diverse che immobilizzano e pietrificano in un bianco e nero plastico. Di contrasto i colori accesi del secondo trittico di foto: un container, probabile residenza di un gruppo di Rom, dipinto con paesaggi caraibici e alle spalle diversi palazzoni, granitici e monolitici. Allo squallore della scena periferica fa da contrasto l’accesso dei colori simboleggiando il contrasto del vivere nel nuovo urbano, fatto di squallore e necessità di evadere, magari solo dipingendosi sull’alluminio del container delle palme e del mare.
Infine tre scatti dall’alto, tre momenti molto simili: un uomo anziano, di cui non si vede il viso, spinge la sua bici-casa su una strada asfaltata e cocente. Nella bici, piena di cianfrusaglie raccolte su una cassetta dove i contadini raccoglievano le arance, spicca nella parte anteriore una sega da legno. Oggetto che de-contestualizza il momento urbano.
La seconda opera, di Giambattista Rosini, appare più concettuale ma efficace e diretta. Lo spazio ci ingloba sono una serie di frame stampati su metallo, con tonalità di grigi raffigurano un uomo che cerca il suo spazio dentro una stanza, o una scatola, dentro qualcosa di indefinito. Uno spazio minimo in cui il movimento è vincolato, in cui l’uomo può solo tentare il movimento. Chiudono la mostra i tre pannelli di Mercedes Auteri. Testi scritti su foto di strade, dove ben evidente sono le strisce continue ai lati e quella alternata al centro.
Le parole parlano dell’importanza della strada come luogo dove avvengono molte genesi: dalle manifestazioni di protesta alla triste omologazione di vetrine e insegne di negozi.
rocco rossitto
mostra visitata il 5 gennaio 2006
A sette anni dalla scomparsa, la galleria Frittelli Arte Contemporanea di Firenze restituisce la lucidità sovversiva di un artista capace…
Roberto de Pinto presenta la sua prima personale alla Galleria Francesca Minini, dal titolo Ostinato: tra pittura e collage, il…
A Bolzano, Feedback rilegge il lavoro di Franco Vaccari e le sue intuizioni visionarie sull’opera d’arte come spazio di scambio…
Dalle lacche del Vietnam alle radici post-coloniali della Sierra Leone: la Biennale di Venezia accoglie sette debutti assoluti che ridisegnano…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
Celine e Jesse si incontrano sul treno, e si innamorano prima dell’alba. A distanza di trent’anni, il film cult di…