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A Imperia, un nuovo spazio per il contemporaneo. Vincenzo Bordoni ci parla del suo barattolo

di - 29 Settembre 2018
Vincenzo Bordoni, conosciuto come vlogger art-addicted con il nome vKlabe, apre a Imperia, questo pomeriggio, barattolo, un nuovo progetto dedicato all’arte contemporanea di cui è sia fondatore che direttore artistico. Lo abbiamo raggiunto per farci dire di più.
Sei conosciuto dai millennials come un divulgatore d’arte sulla rete. Ma come sei entrato nel mondo dell’arte?
«Amo l’Arte da sempre, il mio primo ricordo, il momento in cui ho avuto coscienza della percezione artistica, è stato quando da molto piccolo entrai al Louvre e rimasi qualcosa come due ore davanti alla “Morte della Vergine” di Caravaggio, poi nutrii questa mia adorazione, da una parte divorando tutti i libri relativi all’estetica artistica, analizzando sia scientemente che in maniera più personale le opere che mi si paravano di fronte, e dall’altro lato, quello puramente creativo, realizzando mie opere nelle arti che trovo più affini alla mia parte creativa, come la composizione musicale o la scrittura e performance teatrale».
Perché hai deciso di aprire una galleria d’arte contemporanea?
«Chi mi segue già conosce il mio piacere nell’analisi e nel godimento estetico, ma c’è differenza nel parlare da una certa distanza, e il mettere le mani all’interno di quel determinato mondo, ho semplicemente sentito il bisogno di addentrarmici concretamente».
Come mai la scelta di Imperia?
«Perché oltre a essere una bellissima città, è una zona con poca offerta e tanta domanda riguardo l’Arte. Ricordo che siamo vicini non solo a Genova, Savona, Torino, ma a Montecarlo, Sanremo, dei mercati che guardano con estremo interesse questo mondo. Se poi tutto questo viene condito con una graziosissima città, in un punto, piazza San Francesco, dove è sita la galleria, vicino al lungomare, direi che, come inizio, non potevamo trovare di meglio».
E il nome barattolo?
«È un nome fortissimo, sia concettualmente, come ben sappiamo, nell’Arte il barattolo, da Manzoni a Warhol, agli stessi Dusty Eye, è stato da sempre un oggetto di grande interesse estetico, il poter rinchiudere, sigillare, replicare, un qualcosa di assolutamente comune. Pensate, è un nome così potente che lo abbiamo dovuto scrivere tutto in minuscolo… ahah (e non scherzo)».
In cosa consiste il progetto artistico di barattolo?
«Promuovere ciò che riteniamo sia valido, che possa rompere le nuove barriere dell’estetica, di andare oltre il contemporaneo, e di dare la possibilità a ogni artista di poter esplodere dell’Arte, di poter urlare al mondo il loro modo di vedere il mondo, la loro estetica».
Con quale mostra inauguri la galleria?
«Con l’esposizione di due grandi artisti emergenti contemporanei, Angelo Maisto e Massimo Sirelli. L’esposizione si intitola “Rianimare l’Inanimato”, potete vedere il mio video a riguardo sulla pagina Facebook della galleria barattolo. Due artisti, scelti dal curatore della mostra Cesare Biasini Selvaggi, che si incontrano per la prima volta in questa occasione, accomunati dal medesimo bagaglio di ossessioni, sogni e visioni, di bizzarrie inventive in cui si rintracciano forme espressive che cavalcano i decenni e i secoli, da Hieronymus Bosch a Giorgio de Chirico, da René Magritte a Ettore Colla, ma anche da Pier Paolo Pasolini a Federico Fellini. Compresi riferimenti più recenti, da Gustavo Foppiani ad Armodio. Entrambi gli artisti, in particolare, sono dei “rianimatori dell’inanimato”, dei defibrillatori di oggetti dimenticati, abbandonati o, ancor di più, rifiutati dalla società consumistica, a cui è donata una seconda vita nei raffinati acquerelli di Maisto in cui vengono ritratti oppure riassemblati nei personalissimi “Robot” di Sirelli». (Elisa Eutizi)

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