Il Mimas, Milan International Modern Art Show, chiude la seconda edizione con almeno due meriti: la selezione delle gallerie e soprattutto di opere scelte in modo da evitare la formula fieristica degli stand pieni di opere invendute nei mesi precedenti; e l’aver trasformato la Permanente, anche se solo per qualche giorno, in un museo dalla conformazione accogliente e curata.
Fra le gallerie presenti, da segnalare sicuramente lo stand concentrato sulla scultura dello Studio Copernico (Milano): piccole “personali” di Giuliano Vangi, Manzù, Arnaldo Pomodoro , uno stupendo pezzo di Ceccobelli e opere di Marini e Messina. La galleria Baratti di Milano ha presentato e subito venduto un pezzo pre-divisionista di Pellizza Da Volpedo (uno Studio di nudo del 1889) e un insolito Guttuso: una Spiaggia del 1955, luminosissima e carnosa più che carnale. La Galleria Barbié di Barcellona ha proposto cubisti non scontati come Gleizes, un Léger del 1932, un Paesaggio surrealista del 1927 di Tanguy e due disegni deliziosi di Botero. Da J & G Art (Milano) molti dipinti di De Chirico, un Dégas e due Picasso: L’écritoire del 1910 e un Violon del 1912. Buoni stand, orientati anche sul contemporaneo, per la Galleria Lorenzelli di Milano e Claudia Gian Ferrari, che ha presentato Arte povera e Concettuale con Parmiggiani, Merz e Paolini, oltre al piacevolissimo Martin Maloney.
Le chicche: uno straordinario Schnabel del 1994 da Gian Ferrari, visibile sin dall’esterno della Permanente, due dipinti del 2001 e del 2003 del grande Allen Jones presso la Galleria Maggiore di Bologna, un piccolo ma emozionante Dubuffet (“Arabo e cammello”, 1948) da Lorenzelli, e finalmente un Adami risalente agli anni sessanta. Ottime presenze contemporanee: Andrea Martinelli e lo scultore Salvatore Cuschera. (stefano castelli)
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