Un po’ una conquista, un po’ una sconfitta. Diller Scofidio + Renfro, in superblasonato studio newyorkese impegnato nell’ampliamento del MoMA della Grande Mela ha presentato il suo primo progetto, approvato dal board dell’istituzione, che prevede in totale un’aggiunta di spazio per 4mila metri quadrati, il 30 per cento in più.
E che sacrificherà l’ex sede dell’American Folk Art Museum, adiacente proprio al Museum of Modern Art.
Già, a nulla sono valse le proteste di architetti, intellettuali e anche artisti che lo scorso aprile, alla notizia della “cancellazione” della struttura, progettata dallo studio Tod Williams Billie Tsien Architects nel 2001 e vista all’epoca come uno dei simboli di New York, si erano mossi in comitati e sui social network.
Glenn Lowry, direttore del MoMA, aveva dichiarato che Scofidio + Renfro avrebbero lavorato per cercare di trovare una soluzione per portare avanti la ristrutturazione e, contemporaneamente tenere in piedi il museo, visto come uno dei pochi esempi di architettura contemporanea finita direttamente sui libri di scuola, per la sua grande particolarità.
E invece nulla: lo studio ha progettato una “Art Bay” al posto del Folk, con un ingresso-facciata in vetro, e che ospiterà principalmente eventi “live” e teatrali.
Scivola via liscio invece l’intervento che riguarderà l’ala ovest del museo, che avrà tre piani dentro una torre residenziale progettata da Hines al 53 della 53esima strada, mentre invece sarà di nuovo l’ex Folk Art Museum a salire: accanto all’ “Art Bay” sarà costruita una torre di tre piani, con la funzione di espandere il secondo, quarto e quinto piano del MoMA, per combattere l’affollamento attuale delle sale. «L’analisi che abbiamo intrapreso è stata lunga e rigorosa, e, infine, ci ha portato alla determinazione che la creazione di un nuovo edificio sul sito dell’ex Folk Museum sia l’unico modo per ottenere uno spazio completamente integrato al MoMA. I progetti preliminari approvati oggi trasformeranno la hall e il piano terra in uno spazio ampio per il pubblico, che abbraccerà anche l’Abby Aldrich Rockefeller Sculpture Garden. In anticipo di questi piani futuri, il Museo metterà l’ingresso libero al Giardino delle Sculture entro la fine dell’anno» si legge nella relazione degli architetti. I costi? Ancora non sono pervenuti, ma dovrà sostenerli il museo, su questo non v’è ombra di dubbio. I vecchi restauri di Taniguchi nel 2003? Costarono 850 milioni, per poi ricevere critiche sulla loro “freddezza”. Se tanto mi dà tanto. Aggiornamenti in corso.