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Acqua di Parma al suo debutto nell’arte con un progetto ambizioso: investire e finanziare progetti site-specific per diffondere l’eccellenza dell’arte italiana. E imporsi sulla scena internazionale

di - 12 Maggio 2015
Acqua di Parma, l’azienda italiana della celebre colonia, si fa mecenate di arte contemporanea italiana. «L’Italia è riconosciuta a livello internazionale come un riferimento per il mondo della cultura e dell’arte, ma dal punto di vista politico non ci sono i sostegni sufficienti per finanziare tutte le opere e i progetti artistici. Per questo è importante oggi il supporto dei marchi e delle aziende alla cultura». Queste le parole di Gabriella Scarpa, presidente di Acqua di Parma, al suo debutto nel mondo dell’arte dove vuole esportare “una creatività made in italy”, a cominciare da alcune opere site-specific commissionate appositamente per la mostra “I’ll Be There Forever / The Sense of Classic”, alcune delle quali entreranno a far parte della nuova collezione di arte contemporanea di Acqua di Parma.
La mostra ideata e prodotta dal brand Contemporary Art Projects, di cui Cloe Piccoli, che cura la mostra inaugurale, è anche direttrice artistica, si tiene nella prestigiosa sede del seicentesco Palazzo Cusani in via Brera a partire dal 14 maggio, con opere di Rosa Barba, Massimo Bartolini, Simone Berti, Alberto Garutti, Armin Linke, Diego Perrone e Paola Pivi.
L’idea è quella di approfondire le più affascinanti declinazioni del classico nelle opere di alcuni dei più noti artisti italiani contemporanei, presentando al pubblico lavori  appositamente prodotti per l’occasione, accanto ad altri già esistenti. La Fusione della campana di Diego Perrone, e Once Upon a Time di Paola Pivi sono gli “statement” da cui si è scelto di partire per la definizione del tema. Come una pianta rampicante, queste opere preesistenti, danno lo spunto per riflettere su uno dei più antichi sentimenti della storia: il confronto con il passato, tema improvvisamente divenuto “popolare” (vedi Fondazione Prada). Prendendo in prestito la metafora usata da Nicolas Bourriaud in The radicant, gli artisti, come l’edera, mostrano la necessità di fare i conti con le loro origini. Partendo dal concetto di “radice”, inteso come la capacità della pianta di attingere al terreno per trovare linfa vitale, ma da cui poi si allontana mano a mano che si confronta con l’esterno, gli artisti si misurano con culture, epoche e luoghi diversi dai loro.
Diego Perrone in La Fusione della campana si confronta con questo antico rito che coinvolgeva l’intera comunità dei villaggi filtrato attraverso la lente del cinema di Andreij Tarkowskij. In Once Upon a Time Paola Pivi utilizza cascate di perle che evocano la storia antica dalla pittura del Rinascimento da Piero della Francesca a Leonardo, ma anche culture orientali e scientifiche che rimandano al concetto di equilibrio. Sarà invece presentato per la prima volta il terzo episodio della trilogia The Hidden Conference di Rosa Barba, inedito e co-prodotto da Acqua di Parma. I film girati nei depositi di grandi musei di cui il primo alla Neue National Galerie di Berlino, il secondo ai Musei Capitolini di Roma e il terzo alla Tate Modern di Londra mettono in dialogo opere e culture dimenticate attraverso passato, presente e futuro. Emblematico il frame dei depositi capitolini all’Eur di The Hidden Conference: A Fractured Play con le sculture classiche sullo sfondo dell’architettura fascista, a sua volta di ispirazione imperiale.
Le opere esposte rispecchiano la volontà dell’azienda di mettere a confronto la storicità del marchio con una forte inclinazione all’innovazione, evidenziando il fascino inalterato nel tempo che accomuna il mondo dell’arte a quello del lusso: il senso del classico, appunto (Sara Marvelli).

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