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Addio a Valentino Zeichen. Scompare a Roma, a settantotto anni, l’ultimo poeta dandy

di - 5 Luglio 2016
Si stava riprendendo da un ictus che lo aveva colpito negli scorsi mesi, ma il cuore ha tradito la sua vita con un infarto. Paradossale l’esistenza, anche negli ultimi atti, un po’ come era stata tutta la sua, per intero.
Parliamo di Valentino Zeichen, “poeta dandy” come lo ha definito Valerio Magrelli nel ricordo che ne ha tracciato su Repubblica, raccontando l’epopea di questo personaggio fuori dalle righe, nato a Fiume alla fine degli anni ’30, anche se la data è incerta, e che a Roma aveva trovato la sua casa.
Amico intimo di artisti come Carla Accardi, disse di essere diventato poeta grazie alla sua matrigna, con la quale il padre si sposò una volta giunti nella Capitale.
Mandato in casa di correzione a Firenze, dove vi rimase per tre anni, Zeichen non era di certo prodigo di belle parole nei confronti dei suoi genitori: del padre, ad esempio, ricordava spesso che l’amore per le scarpe bicolori fu l’unico che gli fu trasmesso, ma nonostante questo il poeta si scagliò sempre contro la civiltà dei consumi, e le letture di Salgari, Cechov, Balzac e i poeti surrealisti che lo ispirarono fino agli esordi sulla rivista “Nuova Corrente”, nel 1969.
Area di rigore, (1974), Ricreazione (1979), Pagine di gloria (1983), Museo interiore (1987), Gibilterra (1991), Metafisica tascabile (1997), Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (2000), Tana per tutti (1983) e La sumera (2015), sono solo alcuni degli originali titoli che contraddistinguono la sua opera, tra romanzi e raccolte.
“Mentre infuriava il dibattito sul significante, Zeichen continuava, imperterrito e sdegnoso, a tessere le sue ragnatele verbali. Che parli del big bang o di un amore, che evochi un amico o parli di guerra, egli imbastisce sempre un complicato congegno dimostrativo, un piccola macchina logica tramite cui esibire acquisizioni di tipo cognitivo. In alternativa, ecco esplodere veri flash visivi, come quando, ad esempio, definisce il treno “una chiusura lampo che fila sui binari”, è il ricordo di Magrelli. Per un personaggio che scelse una Roma “a parte”, come la sua vita. “Zeichen è stato uno degli ultimi poeti che ha raccontato con ironia e commozione le inquietudini del Novecento. L’Italia perde una voce libera e inconfondibile”, ha scritto in una nota il Ministro Dario Franceschini.

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