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Addio a Vito Acconci. Il mitico padre della Body Art e architetto scompare oggi a 77 anni

di - 28 Aprile 2017
Padre della performance e dell’architettura sperimentale, aveva 77 anni. Era nato nel Bronx Vito Acconci, e oggi la sua scomparsa è arrivata proprio da un membro del suo studio di architettura.
“Nato” come poeta sperimentale durante gli anni ’60, il successo era arrivato negli anni ’70. Scriveva Germano Celant: “Ossessionato dall’essere fedele al suo corpo e al territorio emotivo e umano che esso determina, Acconci usa il mezzo televisivo come completamento al suo interiore ed esteriore”.
Vero, in effetti, che Acconci negli anni tra la fine dei ’60 e la prima metà degli anni ’70, aveva prodotto una serie di filmati impressionante, di cui faceva parte anche Seedbed (sopra), azione del 1972 e passata alla storia per il suo essere “scandalosa”: alla galleria di Ileana Sonnabend Acconci, sotto una piattaforma sopraelevata, sdraiato, ha continuato a masturbarsi per tutta la durata dell’azione. Gli spettatori avevano così la possibilità di scegliere se entrare nella performance, partecipando allo stato di concentrazione dell’artista che nel frattempo borbottava fantasie sessuali sullo stesso pubblico, che udiva la sua voce amplificata da un microfono, o andarsene. Assistere, insomma, o declinare la visione di un’azione completamente privata in modalità di voyeur?
E poi l’interesse per lo stress, per il limite, per quelle azioni dove – per esempio – si faceva colpire ripetutamente da una palla prima che, bendato, potesse raccoglierla, o buttandosi acqua e sapone negli occhi senza usare le mani per potersi ripulire, ma solo le palpebre. E poi l’attenzione alla morte, come accettazione dell’esperienza di sé: una possibilità che, dichiarava Acconci, voleva solo avvicinare.
“Vito Acconci è uno degli artisti che mi hanno influenzato maggiormente” ha dichiarato Klaus Biesenbach, direttore del MoMA PS1.
Poi la svolta all’architettura, già dal 1974, diventata in tutto e per tutto la sua arte dagli anni ’80; i successi ottenuti con opere memorabili come la facciata trasformabile per la Storefront for Art and Architecture, a Manhattan, realizzata con l’architetto Steven Holl nel 1992, fino allo spettacolare ponte The Murinsel di Graz, in Austria, realizzato nel 2003.
Addio, grande mutevole.

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